Il genere e le
organizzazioni - Silvia Gherardi
Riflettendo sulla cittadinanza di genere, come il diritto di veder
rispettati i valori di genere entro una cultura organizzativa rispettosa di tutte le differenze, la sociologa Silvia Gherardi, pone l’accento sulle
organizzazioni come portatrici di simbologie, credenze e modelli di azione appresi, prodotti e ricreati dalla gente che dedica energia e lavoro alla vita dell’organizzazione.
Analizza il concetto di cittadinanza organizzativa di genere come parte integrante dei diritti quotidiani. In particolare si sofferma sul rapporto genere/organizzazione delineandone due metafore simboliche significative: la metafora del contratto sessuale e la metafora delle nozze alchemiche.
La prima mette in luce la sessualità delle organizzazioni e la
differenza di genere nella sua dimensione “statica”. La seconda metafora consente di guardare alla pluralità dei modelli culturali di femminilità e mascolinità nelle relazioni di lavoro, la dimensione “dinamica” della differenza.
Se cultura, genere e potere permangono insieme sia nella società in generale che nelle organizzazioni allora significa che essi hanno origini comuni. La studiosa quindi arriva a concentrarsi su alcuni aspetti comuni: la pervasività,che è insita nella cultura e nel genere a partire dal linguaggio fino ai fatti organizzativi; l’elusività, che le definizioni dei concetti di cui sopra, rappresentano rispetto al concetto di natura; e infine l’ambigiutà dei simboli che li sottendono.
Nell’analisi delle simbologie nelle organizzazioni viene proposto il parallelismo tra donne e cavalli significando la relazione del dominio, infatti il cavallo rappresenta l’essere domato e perciò inferiore, e l’essere dominante è il cavaliere, cioè l’uomo. Vengono poi analizzati i miti delle dee greche e la simbologia che esse rappresentano Atena, ad esempio è la “dea vergine” per le sue doti e le sue caratteristiche, ma è anche fragile e sensibile.
Attraverso l’esperienza delle donne che lavorano nelle organizzazioni e la problematica di genere affrontata da molti studiosi l’autrice arriva a creare il concetto di posizionalità, che è il solo che riesce a dimostrare come si definiscono le donne e come vengono definite nella realtà ma che rifiuta la stabilità a qualsiasi risposta.