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Prima mattina, strada provinciale di Secondigliano (Napoli), poco oltre un campo rom.
Oltre il guard-rail viene
ritrovato il corpo di una ragazza, morta senza tracce di sangue; poco oltre, uno specchietto divelto di una “Polo”, un carrozzino ed un bambino di appena cinque giorni, agonizzante.
La ragazza – si scopre – aveva 20 anni ed era la madre del piccolino. Ed era rom.
Forse per questo, le indagini iniziano in direzioni differenti da quelle che ci si potrebbe attendere: si va ad investigare, innanzi tutto, nei suoi rapporti familiari, sul marito e sulla sua comunità.
Solo dopo due giorni – ed una autopsia – si decide di riprendere le indagini da quello che, agli occhi di tutti, era il “classico” investimento di un pirata della strada, e si va quindi ad investigare sulle impronte trovate sullo specchietto, sulle riprese delle telecamere di zona e sulle eventuali segnalazioni.
Forse si riuscirà a trovare il colpevole, forse no; quasi certamente, verrà rilasciato agli arresti domiciliari in attesa di processo, visto il tempo passato. Nel frattempo, un neonato di cinque giorni lotta tra la vita e la morte con forti traumi cranici, e se si salverà non si sa come …
Se l’investitore fosse stato un rom, sarebbe già in galera da poche ore dopo l’incidente: ma era la vittima ad essere rom, e quindi le indagini sono partite in tutt’altra direzione: ed anche questo è razzismo.
Pubblicato il:
agosto 18, 2009
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