Comunicazione non
verbale digitale
L’input inutile
L’assioma della
Comunicazione “non si può non comunicare”, ci fa ritenere che gran parte della comunicazione non verbale sia analogica, la restante digitale. A noi interessa la componente
digitale ed in particolare quella cenestesica digitale.
Alcuni docenti mi chiedono come mai, dopo aver spiegato decine di volte sempre le stesse cose, certi ragazzi non riescono ad
apprendere procedimenti abbastanza semplici.
Sembra logico che se qualcuno non comprende quello che diciamo è meglio stare zitti.
Il significato della comunicazione è la risposta che si ottiene.
Un
ragazzo che non comprende il messaggio verbale potrebbe non avere molto sviluppato il sistema rappresentazionale auditivo, quindi, l’input auditivo sarà inutile.
In questi casi si può usare la comunicazione cenestesica digitale, in altre parole si possono trasmettere dei messaggi a livello non verbale (spiegare un procedimento matematico, ad esempio, senza parlare) oppure usando un linguaggio ridondante di predicati visivi o cenestesici.
Attualmente riesco ad insegnare rapidamente ad un ragazzo con un handicap educativo una operazione di divisione o l’estrazione di una radice quadrata solo facendo dei segni.
Prendo l’indice destro dell’alunno e disegno simbolicamente sul foglio tutte le operazioni o procedimenti che voglio fargli apprendere.
L’ultima della
classe Era l’ultima della classe, non parlava mai e tutti gli insegnanti si lamentavano di lei. I compagni la consideravano come una ragazza che presentava gravi difficoltà ad apprendere delle cose abbastanza semplici.
L’alunna divenne la più brava in
matematica e durante le verifiche anche i migliori tentavano di copiare da lei.
Il sistema di credenza degli alunni fu violato a tal punto da provocare uno sconvolgimento totale della classe, un putiferio generale.
Presentarono delle rimostranze alla preside perché non erano seguiti, spiegavo la matematica solo a quella ragazza e, perciò, questa era divenuta la più brava.
La preside intervenne e mi chiese se fosse vero. Risposi che non avevo mai rivolto la parola alla ragazza. Gli alunni dovettero ammettere che era vero.
La protesta crollò perché non era possibile spiegare la matematica senza parlare.
Effettivamente un intervento rapido ed efficace causa disorientamento. Avevo verificato la cosa diverse volte e non la trovavo molto ecologica.
Attualmente provoco il fenomeno gradualmente e senza scosse. La cosa è un po’ monotona, ma, in cambio, rispetta l’ecologia del sistema.
Alcuni colleghi chiedono spiegazioni circa il mio metodo d’insegnamento ed io riferisco loro che è inteso soprattutto a cercare di trasformare un ragazzo ritardato in un genio.
Si tratta di un metodo un po’ contro corrente perché i metodi attuali sembrano tendere al contrario, in genere si tende a trasformare un genio in un ritardato ed i nuovi metodi sembrano andare sempre più in questa direzione.
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