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Distrofia muscolare e apprendimento 1

di : autore     

Autore : Elia Tropeano
 
DISTROFIA MUSCOLARE
In una prima media c’è un ragazzo che apparentemente sembra normale, ma da
una più attenta osservazione è facile notare che ha delle difficoltà a compiere semplici movimenti. La cosa diviene evidente quando deve alzarsi perché è costretto a chiedere aiuto ai compagni o all’insegnante di sostegno.
Alcuni anni fa gli fu diagnosticata una distrofia muscolare e per quanto mi riguarda, non si tratta altro che di un binomio di parole che non implica e dice molto.
Personalmente sono più interessato a modelli per accrescere i risultati del comportamento, a quei modelli che permettono di trasformare il maggior numero di variabili ambientali in variabili di decisione. Le prime variabili sfuggono al nostro controllo, le seconde possono essere controllate.
I modelli sono esclusivamente formali e non sono altro che delle descrizioni fedeli di come qualcosa operi, ma consentono di scoprire dinamiche e meccanismi su cui è possibile intervenire, porre modifiche e rimedi.
Comunque, la madre del ragazzo desidera fargli apprendere l’aritmetica, ma lui mostra delle difficoltà in questa disciplina fin dalle scuole elementari.
Da una breve indagine che ho condotto è emerso quanto segue:
- conosce la serie numerica da 1 a 20 e sa contarla anche al contrario, quindi ha memorizzato visivamente le cifre, ma ha grosse difficoltà ad eseguire semplici operazioni di addizioni e sottrazioni.
- Riesce a sommare o sottrarre piccoli numeri solo con l’aiuto delle dita, ma impiega abbastanza tempo perché presenta delle difficoltà anche in questi semplici movimenti.
In pratica, durante l’esecuzione del calcolo traduce le informazioni, raccolte dal suo sistema rappresentazionale visivo, in dati rappresentabili nel sistema rapresentazionale cenestesico. La modalità visiva consente distinzioni illimitate, ma tradotto in quello cenestesico, a minor differenziazioni, rende difficoltosa la soluzione di semplici calcoli, soprattutto per la conseguente cancellazione di gran parte delle informazioni.
Praticamente la traduzione delle cifre dal sistema visivo a quello cenestesico comporta far corrispondere ad ogni cifra una sensazione diversa, ma questo tipo di traduzione non è applicabile per i limiti offerti dal sistema, pertanto il ragazzo non riesce ad eseguire semplici calcoli.
Infatti dopo avergli chiesto di eseguire la sottrazione 4 – 2 ha risposto, aiutandosi con le dita: “Due”. Ma quando gli ho fatto ripetere la stessa operazione, facendogli tenere le mani nascoste dall’input vivo, ha risposto: “Uno”.
- per quanto riguarda gli indizi visivi di accesso, ho fatto notare all’insegnante di sostegno che l’alunno non sposta mai gli occhi in basso a destra o in basso a sinistra.
In programmazione neuro-linguistica significa che l’alunno non ha accesso al dialogo interno ed in modo diretto alle sensazioni.
Inoltre durante l’immaginazione non dilata ampiamente le pupille e perciò non ha un ingresso totale ad entrambi gli emisferi.
Pubblicato il: febbraio 24, 2008
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