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Il processo d'apprendimento

di : autore     

Autore : Elia Tropeano
Quante volte avete sentito questa frase: il processo d’apprendimento.
Ebbene, l’apprendimento non è un processo, ma
un evento.
Solo i verbi indicano processi. Le nominalizzazioni, come "apprendimento", indicano eventi passati. Gli eventi sono cose che capitano in un certo punto del tempo e si possono definire “finiti”.
L’apprendimento, essendo una nominalizzazione, rappresenta un evento: si è appreso una volta ed è finita.
A complicare le cose esiste il fatto che anche la parola ‘processo’ è una nominalizzazione perché deriva dal verbo processare. Allora, che cosa è il processo d’apprendimento?
E’ semplice: una doppia nominalizzazione.
I processi durano tutta la vita; gli eventi capitano una volta nella vita e non possono ripetersi.
Le nominalizzazioni sono derivati verbali che si presentano come sostantivi e assumono un significato diverso per ognuno di noi. Ad esempio, dal vebo ricordare otteniamo la nominalizzazione il ricordo; da camminare, il cammino; da pensare, il pensiero ecc.
L’esperto di didattica
Un collega di scienze matematiche riteneva di essere un esperto di didattica. Si aggiornava costantemente, frequentava corsi e consultava riviste riguardanti il mondo della scuola.
Un giorno affermò che un obiettivo importante da far raggiungere agli allievi, e da inserire necessariamente nella programmazione educativa–didattica, era la ‘capacità di astrazione’, la quale, tenendo conto dei programmi ministeriali, consentiva il conseguimento di un iter formativo adeguato alla loro età evolutiva.
Fece un esempio: alcuni argomenti vengono trattati in terza media perché solo i ragazzi intorno ai tredici anni sviluppano questa capacità e ciò consente loro di avere un ritmo d’apprendimento proporzionale al normale processo di maturazione.
Gli spiegai che il processo di astrarre è una funzione dell’emisfero dominante e sostanzialmente consisteva nel costruire immagini, suoni e sensazioni. Un processo che comincia a svilupparsi molto presto nei bambini e che continua nel corso della vita. Anzi la maggior parte dei ragazzi che arrivavano in terza media avevano già ridotto tale capacità in modo drastico. Le capacità vanno esercitate, altrimenti si perdono.
I miei motti:
a) non siamo altro quello che siamo convinti di essere;
b) il nostro cervello, oltre ad essere un macchina per apprendere, è una macchina che vuole comunicare;
c) facciamo solo quello che abbiamo imparato a fare;
d) la maggior parte dei nostri problemi fisici o psicologici non sono altro che il frutto dell'apprendimento;
e) chi non è in grado di ridere di un problema, non è neppure in grado di risolverlo.
f) Il supremo ci ha donato un cervello potentissimo e molto sofisticato, ma si è dimenticato di fornire le istruzioni per l'uso.
Elia Tropeano
un evento.
Solo i verbi indicano processi. Le nominalizzazioni, come "apprendimento", indicano eventi passati. Gli eventi sono cose che capitano in un certo punto del tempo e si possono definire “finiti”.
L’apprendimento, essendo una nominalizzazione, rappresenta un evento: si è appreso una volta ed è finita.
A complicare le cose esiste il fatto che anche la parola ‘processo’ è una nominalizzazione perché deriva dal verbo processare. Allora, che cosa è il processo d’apprendimento?
E’ semplice: una doppia nominalizzazione.
I processi durano tutta la vita; gli eventi capitano una volta nella vita e non possono ripetersi.
Le nominalizzazioni sono derivati verbali che si presentano come sostantivi e assumono un significato diverso per ognuno di noi. Ad esempio, dal vebo ricordare otteniamo la nominalizzazione il ricordo; da camminare, il cammino; da pensare, il pensiero ecc.
L’esperto di didattica
Un collega di scienze matematiche riteneva di essere un esperto di didattica. Si aggiornava costantemente, frequentava corsi e consultava riviste riguardanti il mondo della scuola.
Un giorno affermò che un obiettivo importante da far raggiungere agli allievi, e da inserire necessariamente nella programmazione educativa–didattica, era la ‘capacità di astrazione’, la quale, tenendo conto dei programmi ministeriali, consentiva il conseguimento di un iter formativo adeguato alla loro età evolutiva.
Fece un esempio: alcuni argomenti vengono trattati in terza media perché solo i ragazzi intorno ai tredici anni sviluppano questa capacità e ciò consente loro di avere un ritmo d’apprendimento proporzionale al normale processo di maturazione.
Gli spiegai che il processo di astrarre è una funzione dell’emisfero dominante e sostanzialmente consisteva nel costruire immagini, suoni e sensazioni. Un processo che comincia a svilupparsi molto presto nei bambini e che continua nel corso della vita. Anzi la maggior parte dei ragazzi che arrivavano in terza media avevano già ridotto tale capacità in modo drastico. Le capacità vanno esercitate, altrimenti si perdono.
I miei motti:
a) non siamo altro quello che siamo convinti di essere;
b) il nostro cervello, oltre ad essere un macchina per apprendere, è una macchina che vuole comunicare;
c) facciamo solo quello che abbiamo imparato a fare;
d) la maggior parte dei nostri problemi fisici o psicologici non sono altro che il frutto dell'apprendimento;
e) chi non è in grado di ridere di un problema, non è neppure in grado di risolverlo.
f) Il supremo ci ha donato un cervello potentissimo e molto sofisticato, ma si è dimenticato di fornire le istruzioni per l'uso.
Pubblicato il: giugno 27, 2009
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