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Malattie o semplici espressioni di pensiero?

Summary rating: 5 stars 1 Recensione
Autore : Elia Tropeano
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parole: 900
Pubblicato il: febbraio 16, 2008
In neuro-programmazione digitale riteniamo che certe malattie non si possono curare per un ragione abbastanza naturale, non sono malattie, ma semplici espressioni di pensiero.
Prima di cominciare la trattazione dell’argomento, rivolgiamo qualche domanda inconsueta:
- “Le unità fondamentali della materia sono gli atomi; le unità di base della vita sono rappresentate dalle cellule; il muro da mattoni, ma quali sono le unità fondamentali del pensiero umano, come lo si può scomporre e in quanti elementi?
- Quanti pensano di saperlo?  - “Le unità fondamentali del pensiero sono tre: i suoni, le immagini e le sensazioni che corrispondono agli organi sensoriali; l’olfatto e il gusto poche volte entrano a far parte delle nostre strategie cognitive, pertanto, li esuliamo temporaneamente dall’esposizione”. Esaminiamo un momento, la depressione e l’ansia.
La depressione coinvolge i tre sistemi sensoriali principali: immagini (V), suoni o parole (A) e sensazioni (K). In sostanza, i depressi costruiscono un’immagine visiva di qualcosa, di qualcuno o di un’esperienza dolorosa (Vc) che provoca sensazioni negative (C-) ed escono con un dialogo interno (Ad) di sconcerto circa le sensazioni avvertibili. Una sequenza concettuale: Vc--- C_--- Ad, in termini di neuroprogrammazione B --- E --- B, ove B = Vc che denota l’accesso all’emisfero sinistro del cervello; E = C, cioè, accesso simultaneo ad entrambe gli emisferi cerebrali; A = accesso alla memoria e di conseguenza all’emisfero destro che in questo caso è assente.  Lo sconcerto, rappresentato dal dialogo interno, è giustificato dal fatto che, i depressi non sono consapevoli della provenienza delle sensazioni negative (C-) perché l’immagine costruita (Vc), terrificante o meno, non supera il livello di soglia d’accesso alla coscienza, pertanto non sono consapevoli di chi o cosa scateni le sensazioni somato-viscerali. Figuratevi che, in alcuni casi, nemmeno il dialogo interno riesce a superare test di soglia; pertanto certi soggetti, non sono consapevoli nemmeno del loro stesso dialogare interno, ma consci esclusivamente delle sensazioni negative cui avvertono sopraffazione.
Le sensazioni: negative, positive o neutre, che possiamo indicare rispettivamente con C-, C +, C, fanno parte della stessa categoria sensoriale K, quella cinestetica, cioè, un elemento dell’umano pensiero. La depressione non è altro che una sorte di riflessione elaborata a tre differenti modalità di sistemi rappresentazionale sensoriali di cui uno, quello cenestesico, assume maggiore valore di fluttuazione rispetto agli altri: sistemi rappresentazionali secondari. La sequenza Vc --- C_--- Ad o meglio B --- E --- B ruota intorno a se stessa creando un circolo vizioso che si interrompe quando uno dei tre stadi, che compongono il pensiero speculare, venga bloccato dall’elemento digitale opposto della stessa classe d’appartenenza. Una curiosità, in diversi persone abbiamo riscontrato che i sistemi adottati per innamorarsi e ingelosirsi, hanno la stessa sequenza formale della depressione: Vc --- C--- Ad, pertanto se i partners danno adito alla gelosia, queste si sentiranno innamorate, ma, allo stesso tempo, depresse.
L’ansietà, rappresentata da una sensazione di qualcosa che potrebbe accadere: operazione modale di inframmettenza. Gli operatori modali di intromissione, di cui si conoscono due tipologie: quelle di possibilità e di necessità, attuano cancellazioni di materiale presente tra la struttura di riferimento (sommatoria di tutte le nostre esperienze) e la struttura linguistica profonda, producendo strutture linguistiche superficiale che, per definizione, implicano spazi di rimozioni sottoponibili e/o assoggettabili a metamodellamento linguistico. Lo stato di ansia, nel complesso, si presenta come se fosse scaturita da una raffigurazione di futuro incerto (Vc) che presentano similitudini strutturali, o di processo, alla depressione circa il fatto che alcuni componenti (elementi o stadi) del pensiero non superano il livello di consapevolezza.
Cosa dire della sintomatologia del dolore? Abbiamo incontrato persone sofferenti di cervicale e di ernia al disco. Abbiamo svelato loro che non tutti quelli che avevano problemi di cervicale ed ernia avvertivano dolore e che il dolore non era altro che un’espressione del loro pensare. Sarebbe stato meglio, quindi, apprendere le modalità di pensiero dei soggetti che avevano la soluzione.
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