style="color: #460000;" colspan="2">A tre conoscenti, interessati ai miei studi, affermai che potevo leggere anche nel pensiero. Chiesi al primo cosa avesse fatto la mattina, ma aggiunsi che non doveva svelarmi il contenuto, ma solo pensare alla risposta. Diresse lo sguardo a livello a destra (suoni o parole costruite): enunciai che aveva costruito dei discorsi. Riferì che aveva pensato alla telefonata che aveva fatto. Spostò, poi, gli occhi in alto a sinistra, un immagine ricordata: dichiarai che aveva ricordato un momento antecedente all'atto di uscire. Rispose di No, ma spostò gli occhi in alto a destra. Allora, subito aggiunsi che aveva pensato mentre si ammirava allo specchio prima varcare l'uscio di casa: ammise, con sconcerto, che avevo indovinato. Gli feci un’altra domanda: “Che cosa hai mangiato questa mattina?”, ma la signora più scettica alzò gli occhi in alto a destra (immagine costruita) e rivolgendomi a lei affermai che aveva appena costruito l’immagine della cucina mentre si vedeva mangiare. Rispose che la mattina non faceva colazione, ma insistei che aveva pensato che fosse mezzogiorno, l’ora di pranzo. Confermò che era esatto. Ad un tratto, intravidi lo sguardo del terzo conoscente che sollevava gli occhi in alto a sinistra (immagine ricordata) e gli feci notare che aveva ricordato la cucina. Questi confermò che faceva il cuoco e che aveva pensato alla cucina ove lavorava. In palestra L’istruttore di body building ed un frequentatore volevano una dimostrazione di lettura del pensiero. Chiesi a quest’ultimo di pensare a qualcosa, ma diresse lo sguardo a livello a destra: non sembrava un indizio visivo d’accesso e da quella parte si trovava una bella ragazza. L’istruttore, invece, abbassò gli occhi in basso a sinistra, dialogo interno. Al primo dissi che stava pensando alle donne; all’istruttore replicai che aveva ripetuto internamente le mie parole. Entrambe rimasero scombussolati perché ero venuto a conoscenza dei loro pensieri (alcune persone, per rispondere ad una domanda, devono ripetere internamente la domanda stessa, cioè spostare gli occhi in basso a sinistra). A scuola Un giorno, una collega, aggredendomi quasi, disse furiosamente: “Fammi vedere come sai leggi nel pensiero!”, ed io, come al solito: “Pensa a qualcosa!”. La bellissima professoressa mi fissò negli occhi (stava pensando a me?!). Dilatò le pupille (stava costruendo un'immagine molto vivida e dettagliata che riguardava ancora me??!!). Poi, arrossì (stava associandosi all'immagine che riguardava me, per aumentare le sensazioni collegate ???!!!). Infine, deglutì (un pensiero sensuale????!!!!). Risposi: “Stai pensando ad un’esperienza sensuale con me!!!!!!??????”. Arrossì maggiormente e si allontanò. Avevo indovinato, ma non avvertii alcun senso di soddisfazione, di genialità o di grandezza, ma solo delusione e commiserazione per non aver compreso prima l'interesse che la supplente di lettere mostrava nei miei confronti. |