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Sole 24 Ore

Summary rating: 4 stars 6 Recensione
Review by : salimuccia
Visite : 447  parole: 900   Pubblicato il: maggio 04, 2006
PRESENTATO A NEW YORK PRIMO FILM SULL’11 SETTEMBRE
E’ stato presentato ieri notte a New York in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival, United 93.
Si tratta della ricostruzione, con realismo documentaristico, del volo che parti’ da Newark l’11 Settembre, per poi schiantarsi, dopo la ribellione dei passeggeri, in aperta campagna, nei prati della Pennsylvania, vicino ad un tranquillo paesino della grande provincia americana.
La proiezione e’ stata preceduta da un discorso di Robert de Niro, l’attore che ha fondato il Festival nel 2002 proprio per rispondere all’attacco all’America, a New York e al suo quartiere, Tribeca, da cui ha preso il nome il Festival, che si affacciava sulle due Torri Gemelle
Capita raramente che la prima mondiale di un film, per giunta presentata in un Festival, sia accolta alla fine da un silenzio totale e ostinato del pubblico.
La domanda che sorge spontanea è se il Paese fosse pronto a vedere un produzione hollywoodiana sulla piu’ grande tragedia che ha colpito l’America moderna.
La ferita e’ ancora aperta.
Quasi tutti a New York conoscono direttamente o indirettamente almeno una delle vittime. Basta parlarne perche’ riaffiori il dolore. Basta parlarne perche’ riaffiori la coscienza di essere esposti ogni giorno al pericolo. Specialmente oggi, con i giornali che riflettono sugli ultimi messaggi lanciati dai terroristi islamici e dopo l’attacco terroristico in Egitto.
Eppure non c’e’ nulla di commerciale in questo film, diretto da Paul Greengrass con una cura dei dettagli meticolosa. Un film che comincia lento, con le preghiere mattutine dei dirottatori.
Si sofferma poi sulla normalita’ di un aeroporto in un giorno qualunque; i passeggeri che si avviano al controllo per la sicurezza, che chiaccherano fra loro, che parlano al cellulare, che leggono il giornale aspettando l’annuncio della partenza del volo.
Alcuni dei protagonisti, i controllori di volo ad esempio, non sono attori. Sono persone che nella realta’ della loro vita fanno il mestiere che interpretano. E che l’11 Settembre del 2001 erano proprio li’, in torre, davanti agli schermi a rendersi conto per primi che il loro paese era sotto attacco. Questa loro normalita’ aggiunge realismo al film e immerge chi lo vede nello svolgersi degli eventi. Con inquietudine. La scena a quel punto si muove in continuazione: dalle torri di controllo della costa Orientale al centro regionale di difesa area del Norad, ai due aerei che si schiantano uno dopo l’altro contro le due torri alla cabina dei piloti.
Poi il movimento va in crescendo. Le immagini del caos, che lentamente invade il paese - negli alti comandi, nelle torri di controllo, nelle trasmissioni in diretta televisiva - sono spesso scomposte, con passaggi rapidi e bruschi, come se fossero girate da un videoamatore.

Per prima cosa mi premeva celebrare la memoria delle vittime in modo sobrio e normale. Dietro di loro, dietro il loro coraggio, dietro le piccole gestualita’ doveva esserci l’intero Paese» spiega il regista inglese, che interviene subito dopo De Niro.
Dice di amare l’America, la sua liberta’, la sua apertura, il suo vigore, il suo modo di accogliere chi arriva da fuori . E’ stato dopo l’attacco terroristico a Londra dell’anno scorso – racconta ancora il regista – che gli e’ venuto forte il sentimento di trovare il modo per rievocare l’11 Settembre e le tremende ingiustizie che si sono consumate quel giorno. Ha pensato che il volo United 93 fosse il simbolo migliore: perche’ l’obiettivo dei terroristi e’ fallito grazie al coraggio dei passeggeri che hanno scelto il rischio dello schianto contro la passivita’. La ricostruzione degli ultimi minuti, le telefonate frenetiche dagli apparecchi di bordo in cui i passeggeri capiscono cosa sta capitando mi ha riportato al dramma delle registrazioni della scatola nera di bordo. Sono state ascoltate per la prima volta nell’aprile scorso nel tribunale USA, al processo contro l’unico terrorista che partecipo’ al complotto catturato.

Dopo il regista sono i parenti, i fratelli, i genitori, di alcune delle vittime a presentarsi prima dell’inizio del film. Ringraziano il regista e i produttori che si sono impegnati a donare il 10% del primo fine settimana di incassi alla fondazione per il monumento da erigersi dove è avvenuto lo schianto. Anche se non si sa quanto incassera’ questo film, che non e’ hollywoodiano neppure nei costi, molto bassi. Forse ci penseranno gli spettatori. Alla fine, nel momento di massimo caos, quando i passeggeri sono convinti che l’obiettivo dell’aereo e’ il Campidoglio a Washington, quando attaccano e sopraffanno i dirottatori, quando le immagini sono talmente mosse da farti girare la testa, quando si vede la terra sempre piu’ vicina, all’improvviso segue il buio. E il silenzio. E in quel momento la voglia di partecipare, di onorare le vittime e’ forte. Anche se fosse soltanto con l’aiuto di pochi dollari.
mplatero@ilsole24ore.us

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