STARBUCKS CHIUDE 600 PUNTI VENDITA: IL POPOLO INSORGE
Starbucks, il McDonald del fast coffee fondato nel 1971 a Seattle
da Howard Schultz sta per chiudere 600 negozi. Questa notizia ha scatenato il putiferio da una costa all'altra degli States dando vita ad un movimento popolare che si oppone a tali chiusure appoggiato, almeno nello spirito, anche dall'èlite della Mecca del Cinema. Negli Stati che perderanno il numero maggiore di Starbucks come il Missisipi (il 41%), il North Dakota (33%), il Nebraska e il Minnesota (32%) si sono attivati anche i sindaci e gli assessori comunali con petizioni popolari e azione di lobby a base di lettere su carta intestata.
La crociata ha colto di sorpresa i dirigenti del colosso di Seattle, paragonato a Wall-Mart perché responsabile di aver spazzato via la competizione dei piccoli locali famigliari, distruggendo il carattere di molti luoghi a favore di uno stile anonimo. Ma nell'America della crisi economica anche Starbucks è caduto in disgrazia e la sua improvvisa malasorte l'ha reso improvvisamente simpatico anche a coloro che fino ad un giorno prima avevano stroncato il suo
caffè in quanto "amaro", "fatto di miscele di cattiva qualità" e "stracaro" nonché "realizzato con pratiche agricole inique, sfruttando i poveri contadini del Sud America".
Ma nonostante le critiche i fan hanno sempre superato i detrattori anche perché l'apertura di uno Starbucks in un quartiere è considerato da sempre il metro del suo progresso socio-economico.
Il fatto invece che 12000 persone perderanno il lavoro a causa delle chiusure è passato quasi inosservato.