Ancora morti bianche. Un operaio italiano Raimondo Casati, 47 anni e un immigrato del BurKina Faso, Moussa Compaore, 28 anni, in regola con il permesso di soggiorno, sono morti ieri 16aprile, nell'azienda chimica Masterplast, nelle vicinanze di Milano. Un macchinario difettoso che alcuni operai cercavano di ripristinare esplode provocando due morti e due feriti, fra cui il figlio del titolare. L'imprenditore assicura di aver sempre rispettato le norme di sicurezza dell'azienda dove fra l'altro vi lavora pure il figlio e di aver a cuore l'incolumità dei suoi operai che considera parte della famiglia. Il problema è che comunque se le normative sulla sicurezza per le grandi imprese sono un costo assorbibile dai profitti, nelle piccole aziende, già oberate da troppi balzelli, queste norme a volte non troppo chiare o contradditorie, diventono un peso ulteriore per la soppravivenza dellle medesime. Ciò non toglie che il problema resta scottante e doloroso e a farne le spese sono i lavoratori e in particolare gli immigrati a cui vengono assegnati i lavori più pesanti o pericolosi, ignari a volte di essere a contatto con sostanze e situazioni esplosive. Serve intervenire in due direzioni, sul piccolo imprenditore e sul lavoratore, per rendere entrambi consapevoli del ruolo che debbono svolgere all'interno dell'azienda e relative conseguenze. Un immigrato per esempio che manovra sostanze pericolose, se non conosce almeno la lingua per interpretatre le istruzioni per l'uso,o un operaio che non conosca le procedure correttamente diventano fonte di pericolo per la loro incolumità e per quella dei loro colleghi. Informazioni chiare e mirate e cultura ci salveranno dai troppi lutti sul lavoro ed inoltre un altro vero passo verso l'integrazione dell'immigrato, sarà compiuto.
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