IN INGHILTERRA VIA LIBERA AGLI
EMBRIONI CHIMERA
In Inghilterra è diventata possibile la creazione di embrioni
CHIMERA ovvero di quegli embrioni derivanti dall''inserimento di DNA umano in ovuli di animali (mucca, coniglio) per produrre
cellule staminali. Questa autorizzazione fa seguito alla richiesta di due gruppi di ricerca britannici, uno del King''s College di Londra e l''altro dell''Università di Newcastle all''Human Fertilisation and Embriology Authority (Hfea), volta ad ottenere la licenza di utilizzare ovuli animali vista la scarsità di quelli umani. Lo scopo dei ricercatori è la creazione di
ibridi che consentano di osservare come si sviluppa un embrione, di capire come produrre cellule staminali di studiare la nascita e lo sviluppo di malattie quali il Parkinson e l''Alzheimer al fine di trovare cure nuove per queste e molte altre patologie quali l''infarto, il diabete e l''ictus. Secondo Carlo Alberto Redi dell''Università di Pavia questi nuovi embrioni andrebbero meglio definiti come
cibridi ovvero citoplasmi ibridi. Le cellule che si creano utilizzando questa tecnica infatti hanno il nucleo costituito da DNA umano ma, nel citoplasma contengono materiale genetico (ovvero mitocondri) derivanti sia dall''uomo che dall''animale (per il 99,9 % l''embrione sarebbe umano e per lo 0,1% animale). Redi sostiene che il cibrido rappresenta un laboratorio in miniatura che consentirà di effettuare grandi passi in avanti nella ricerca. In Inghilterra le speranze riposte in questi nuovi embrioni sono superiori alle paure ed ai dubbi etici che questi esperimenti possano costituire un primo passo verso la creazione di bambini "geneticamente modificati". Ciò tuttavia è impossibile perché questi ibridi non possono dar vita ad un
embrione in grado di sopravvivere, inoltre il documento approvato prevede che le chimere vengano distrutte dopo 14 giorni dalla loro creazione e che non possano essere impiantate in un utero. Silvio Garattini dell''Istituto Mario Negri di Milano sostiene che "da noi una decisione del genere sarebbe impossibile" ma afferma anche che "se non seguiremmo le sperimentazioni internazionali ci allontaneremo dalla possibilità di dare contributi alla ricerca internazionale". L''Italia rischierebbe in questo modo di isolarsi e di rimanere indietro.
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