Ho appena visto in italiano
Manuale d’amore 2, un film che in Italia ha riscosso la ridicola somma di sette milioni
di euro nei primi dieci giorni dall’uscita, e ció mi ha fatto arrivare a una drammatica conclusione che giá da tempo incubava dentro di me: il mio Paese natale é in crisi. Una crisi di valori, sí, fatta di nuovi miti e nuovi eroi di cartapesta che occupano con arroganza il vuoto sconvolgente di una societá confusa. Fantastico, sconvolgentemente fantastico. Un film senza capo né coda, privo di idee, senza messaggio o morale e, quello che é piú grave, senza senso. Eppure agli
italiani piace. Piace quell’idea di trasgressione che si cerca di trasmettere senza successo fin dall’inizio; quel senso di tolleranza che forse non sanno neanche cosa significhi; quel gusto macabro di analizzare i problemi dei giovani, ma con la sola intenzione di far ridere a crepapelle, e non di insegnare. Davvero molto bello, quasi motivo per sentirsi orgoglioso di un Paese che ormai vede la Spagna come il simbolo della libertá di sessi e religioni. Nuvole di fumo, come sempre!Il film, se cosí si puó chiamare, si divide in quatro parti. Nella prima, chiamata originalmente
eros, una Monica Bellucci scolorita ci fa scoprire il recondito segreto dell’amore: un’infermiera che é prossima a sposarsi decide di matenere una relazione amorosa con un suo paziente, per poi dimenticare il tutto. Le tette della Bellucci dominano la
storia e gli spettatori. Molto bello e molto istruttivo, e inoltre senza morale finale. L’unico punto a favore é forse solo l’umorismo meridionale dell’amico sulla sedia a rotelle, che ogni notte chiama una battona diversa e la presenta come la sua nuova fidanzata. Punto.Continuiamo con la seconda parte, che sicuramente riesce a superare la prima almeno nel lato grottesco. Protagonisti: Fabio Volo e una bionda isterica che non avevo mai visto in vita mia. La morale: per fare un’inseminazione artificiale bisogna andare a Barcellona, perché in Italia la gente é chiusa di mente. Non c’é dubbio che al grande Fabio sia piaciuta la capitale catalana e stia cercando di farne un suo simbolo, ma forse sarebbe bene che qualcuno gli ricordasse che Cristoforo Colombo é giá esistito, e che gli italiani residenti a Barcellona sono piú di ventimila, senza logicamente contare i turisti; e forse tutti vivono di sogni e di illusioni in un posto straniero, un posto dove
O Sole mio e Senza Fine sono canzoni tristi, e il suo eco é rimpiazzato dai nomi buffi delle vie e del mangiare.A parte questo piccolo particolare, la storia é raccapricciante. L’umore non riesce neanche a essere di seconda mano, ma é pronto da portare allo sfasciacarrozze. Battute da furbetto e un dubbio che assilla lo spettatore: “Vuole essere una critica della societá italiana? É una storia comica? É un film dell’orrore? É un provino di gente che non é mai stata nel cinema e che di colpo ha deciso di essere attore? Hanno aperto un nuovo bar alla moda a Milano dove si puó recitare dal vivo? Inutile cercare risposte: il nulla avrá il sopravvento su tutto e su tutti.La terza parte é quella che mi ha commosso di piú e mi ha persino fatto scendere un paio di lacrime: due uomini italiani froci cercano di lottare contro i pregiudizi della gente. Uno vorrebbe andare in Spagna, paradiso di libertá, per potersi sposare e mettere su famiglia, mentre l’altro sembra piú preoccupato dalla possibile ira del padre meridionale, che giustificatamente si vergogna di suo figlio. Dopo mille peripezie, i due finocchi riescono a sposarsi e finalmente chiudono la tragica storia con un dubbio finale: quello che faceva la parte del preoccupato era davvero gay, o preferiva le donne? Il commento che fa sui seni di una ragazza farebbe pensare alla seconda ipotesi. Il messaggio che mi azzardo a sostenere di aver colto dovrebbe essere questo: bisogna essere tolleranti con i gay. Tutto molto bello, e di nuovo
viva España.La quarta parte é indescrivibile, e in un primo momento hopensato che fosse una scena tratta dai tanti episodi di
Vacanze di Natale, con Verdone che si lancia in un’apatica storia d’amore con una ragazza (tanto per cambiare spagnola) molto piú giovane di lui, tradendo la sua famiglia. Il tutto finisce con il protagonista colpito da un infarto e pentito in un ospedale. La didattica imbratta i dialoghi.Il resto non é neppure degno di tali menzioni, quindi credo che si possa immaginare, magari sotto forma di incubo.Voto paesaggi: 6,5Voto attori: 3Voto sceneggiatura: 4Voto regista: 3 Voto comicitá: 6.5Voto complessivo: 4Voto speciale per gli italiani: 3Consigli: a parte quello di rifare il film dall’inizio, vorrei dare un consiglio profondo a tutti gli italiani: imparate a pensare con la vostra testa, non con le chimere degli altri! Grazie.Giudizio personale: 6 euro cinquanta buttati via.Attentamente,Francesco Spinoglio