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FORMICHE n.4 2005

di : xrww     


Salvati, professore della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università
di Milano, già deputato dell'Ulivo e membro
di DS, ospite fequente dei
più importanti dibattiti politici televisivi e del più diffuso
quotidiano italiano, IL CORRIERE DELLA SERA, è considerato una delle
voci più autorevoli della sinistra nazionale. In questo saggio egli
affronta un problema fondamentale della democrazia italiana, che deve
rispondere, come tutte le democrazie,a tre requisiti: la rappresentanza
di tutte le correnti d'opinione secondo i consensi elettorali ottenuti,
la governabilità, ossia la possibilità che il partito vincente governi
il Paese secondo il suo programma e l'alternanza, ossia la possibilità
di ricambio delle elites di governo secondo la volontà della
maggioranza dei cittadini. Secondo il noto studioso è il requisito
della governabilità che è venuto a mancare sia nel'ultima fase della
prima repubblica con il sistema proporzionale, sia dopo la legge
elettorale del 1993 che ha determinato un sistema solo formalmente
simile al bipartitismo nella seconda repubblica. La
governabilità era riscontrabile solo nel periodo 1948/63 quando
le coalizioni centriste guidate da una Democrazia Cristiana abbastanza
unita godevano di una compattezza programmatica. Dal 1963 in poi anime
differenti della stessa Democrazia Cristiana, ossia l'anima centrista e
quella socialcristiana, e partiti d'ispirazione ancor più diversa, come
il partito socialista, erano costretti a stare sotto lo stesso tetto
per far blocco contro il partito comunista, una situazione che sarebbe
dovuta mutare dopo la caduta del muro di Berlino.
Ciò non avvenne neppure dopo la nuova legge elettorale del 1993, che
incentivava il raggruppamento dei tradizionali partiti in due
coalizioni: l'allentamento del fattore ideologico ha creato due
coalizioni puramente formali e nelle quali i conflitti prevalgono sulla
coesione programmatica. Premessa la singolarità di due partiti,
uno per ciascun versante e che Salvati definisce eccentrici, ossia la
Lega a destra e Rifondazione a sinistra, si osserva una forte
eterogeneità all'nterno di entramvbi le coalizioni. Questa situazione
in un momento in cui sembra prevalere il desiderio d'alternanza finisce
per colpire la sinistra molto più della destra, posto che quest'ultima
ha utilizzato il leaderismo della sua guida carismatica quale collante
provvisorio della coalizione e surrogato di qualsiasi nuova
elaborazione culturale, mentre la sinistra che non dispone di una
figura simile deve esclusivamente impegnarsi su una piattaforma
condivisa che divenga la base di un partito unico. Così avviene nel
bipartitismo inglese e in quello spagnolo, molto più recente ma ben
collaudato.
Pubblicato il: agosto 19, 2005
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