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La psicogeriatria: dalla società gerontofobica alla società gerontofila

Summary rating: 2 stars 5 Recensione
Review by : marzia
Visite : 602  parole: 600   Pubblicato il: giugno 20, 2006
E’ in atto una nuova rivoluzione demografica. Ecco i numeri Istat: nel 2050 gli italiani over 65 saranno il 37% della popolazione (264 anziani ogni 100 giovani sotto i 14 anni, contro l’attuale rapporto di 138 a 100) e gli over 85 balzeranno dal 2 al 4,7%. Un’ottima considerazione fatta da poco tempo, mentre siamo immersi nella velocità di questo (e quello precedente) secolo, finalmente viene fatta: non abbiamo preventivato l’invecchiamento, in nessun senso. Ridurre la mortalità avrebbe portato gioco forza all’invecchiamento della società.
Dal 5 all’8 aprile scorso gli esperti di psicogeriatria si sono riuniti in un congresso a Gardone Riviera ed hanno fatto il punto della situazione. Sta emergendo una nuova generazione, fragile ed inquieta, una nuova adolescenza perché non era preparata (non lo era nessuno di noi) a questa novità, per fortuna non certo definibile come emergenza.
Ormai dappertutto esistono centri in cui i genitori sono sostenuti ad essere “genitori”, a ricoprire nel modo più etico questo ruolo con le appropriate mansioni. Ora emerge un’ulteriore esigenza: educare i figli adulti ad essere sostegno per i propri genitori che invecchiano e si ammalano.
Ecco alcune “dritte”:
-non bisogna considerare la vecchiaia come la fine di tutto, ma pensare al proprio tempo in più come tempo liberato (dal lavoro, dai ruoli sociali, in favore di una creatività matura);
-al bando i giovanilismi esasperati, quindi gli amanti avventurosi del fitness a tutti i costi;
-via libera alla creatività sana, secondo uno stile di vita sano.
In America esiste il Well-off older folks, ossia i vecchietti in gamba. Sono over 70 che fanno moto, viaggiano, corrono in motocicletta, studiano e….consumano. Lì, già da tempo, la vita di un bambino è programmata fino ai 100 anni. Qui, invece, proprio come il presidente dell’associazione italiana di psicogeriatria dice in un mea culpa, programmiamo fino alla pensione, ma non basta più. La malattia e la depressione, sua ineluttabile compagna, sono i fantasmi ombra che non si staccano da terra, dai propri piedi. Il 30 % degli anziani è affetto da sindrome depressiva, il restante della popolazione è toccata solo al 10 %. E’ in aumento la tendenza suicida scaturita dalle patologie più gravi (over 60). Comunque sia, a volte l’approccio farmacologico è risolutivo, cosa non vera nel caso della pacca sulla spalla con cui si peggiorano le cose. Sarebbe auspicabile, in verità, un po’ di empatia, proprio come con gli adolescenti quando si sentono compresi e ascoltati (la migliore medicina).
Una delle cose a cui ancora non c’è rimedio nemmeno psicologico e la sottilissima barriera che separa l’invecchiamento con la demenza senile. Gli esperti dicono che ci sono dubbi nella soluzione e nella prevenzione e la strada, purtroppo, è in discesa.
E’ meglio pensare di educarci ad educare anche chi è più grande di noi perché dopo, inevitabilmente, nel migliore dei casi, tocca a noi.

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