Gak Sato, musicista giapponese trapiantato a Milano, ricopre un posto di riguardo nel panorama del mondo dell’elettronica. E’ lui che fa riflettere sul futuro del cd come mezzo per la trasmissione musicale. Sarà sicuramente curato in modo più raffinato, conterrà prodotti speciali, si avvicinerà di più all’idea di libro. La musica, però, ha il suo futuro nel computer. Lui stesso fa conoscere la sua
musica in rete. Questa viene ascoltata, comprata, divulgata e conosciuta su vasta scala.
Sato ci ricorda che negli anni novanta compariva la world music che ha prodotto lavori interessanti e di qualità, ma che non ha avuto vita lunga. La globalizzazione è intervenuta e, nel suo ambito, la voce più alta è quella che si fa sentire di più, quella che impone uno
stile e che ha prodotto il
lavoro del DJ, nuova figura nel campo della musica vista e sentita. Il DJ mescola tutto ciò che è conosciuto e lo propone: un lavoro sicuramente creativo per chi lo fa, ma – Sato ci invita a pensare – non per chi lo ascolta, indotto magari alla ripetitività o comunque sottomesso ai gusti altrui. Si impone uno stile ed il pubblico lo subisce.
Ora, secondo l’esperto giapponese, c’è un ritorno alla semplicità e all’intimità che non va sottovalutato. Gak Sato si chiede perché la musica country viene rivalutata e le risposte più naturali che emergono sono proprio i sentimenti semplici che essa suscita e dai quali è nata. Una musica che si ricerca e che non si subisce. Lo stesso pensiero proiettivo, a suo avviso, vale per i
mega concerti, nei quali si ascoltano le note e si assiste a performance di chi sta sul palco e di chi spesso dimentica le esigenze elementari del pubblico: l’ascolto puro, piacevole, empaticamente avvertito. Anche per il mega concerto pensa Sato ci sarà un tramonto a favore dell’esibizione artistica in posti più ristretti riservati in cui l’energia di chi suona e di chi ascolta è veicolata dalla partecipazione attiva e paritaria.
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