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Partner? Meglio rubarlo all’amica

Summary rating: 4 stars 6 Recensione
Review by : Claudia
Visite : 418  parole: 900   Pubblicato il: giugno 01, 2006
tradimento è spesso uno “scippo”

In tempi di trasgressione a tutti i costi, la conquista di un partner diventa un fatto davvero eccitante solo se comporta una certa dose di “rischio” e un pizzico di sadismo. E che cosa ha un sapore più appetitoso di ciò che è, o dovrebbe essere, proibito? In termini di affetti, quale conquista è allora più stuzzicante che rubare l’uomo alla propria amica? Neppure la vecchia solidarietà femminile tiene duro davanti al brivido di soffiare il boy-friend a una compagna, con una manovra di borseggio in piena regola. I numeri parlano chiaro: il 38% delle relazioni extraconiugali è frutto di uno “scippo” tra donne.


Il fenomeno è ampiamente diffuso, come rivela uno studio dell'agenzia investigativa Miriam Ponzi, confermato anche dal parere degli esperti del settore. Il dato più significativo dell'indagine, condotta su 789 casi di relazioni extraconiugali, è proprio il “movente” che fa scattare il perverso meccanismo: solo il 22% delle signore in questione, infatti, afferma di essere realmente innamorata dell'uomo rubato. Il 25%, dichiara di averlo rubato "per trovare conferme"; il 13% "per sentirsi più donna"; l'8% "per puro divertimento". La vecchia solidarietà femminile alla “Thelma e Luise” sembra ormai morta e sepolta: per quasi metà del campione “non esiste e non è mai esistita", mentre per una su cinque "non può esserci visto che gli uomini diminuiscono e le donne aumentano".
Secondo Nicoletta Suppa, psicosessuologa dell' Aisc, Associazione italiana di sessuologia clinica, il fenomeno è diffusissimo. “Dal nostro osservatorio abbiamo rilevato che il tradimento più frequente è proprio quello all'interno di una cerchia di amici condivisi dalla coppia. In primo luogo perchè c'è poco tempo per fare nuove conoscenze, ma soprattutto perchè rubare il compagno all'amica vuol dire ricevere conferma della propria superiorità”.


Nel fatidico triangolo “lui, lei, l’altra”, infatti la vera contesa è ingaggiata dalle due donne e in questo confronto l'avvenenza dell'oggetto da conquistare ha poca rilevanza. La maggior parte di queste seduttrici infatti non è realmente attratta dal partner dell'amica. Una volta conquistato, spesso l'interesse cala a picco. I rapporti che nascono in questo modo hanno breve durata e vita travagliata, anche perchè sono complessi e rischiosi da gestire. Ma gareggiare con l'amica, riuscire a sottrarle qualcosa che le appartiene e costringere il suo “lui” a violare le regole esprimendo una preferenza esplicita, vuol dire ottenere un importante riconoscimento del proprio valore. L’uomo in questo caso, spiega ancora Suppa, è trascinato in una lotta in cui si trova costretto ad ergersi a giudice, sanzionando la superiorità di chi riesce a sedurlo, E quanto più stretto e profondo è il rapporto tra le due donne, tanto più sale il tasso di trasgressione e diventa importante la vittoria.
Quando poi la compagna tradita scopre la tresca del marito, succede spesso che l'uomo venga perdonato mentre l'amica viene bandita per sempre. In pratica la donna tradita identifica automaticamente nella rivale la persona da odiare, sentendosi molto più offesa dalla ex-amica che non dal partner. Che ruolo ha invece l’uomo, che fa la parte del pomo della discordia? Spiega la sessuologia: “Essere l'oggetto di una competizione i cui i rischi sono così elevati, è un invito stuzzicante e gratificante. Gli uomini sono tradizionalmente meno interessati al discorso del riconoscimento di una superiore avvenenza, ma, in compenso, sono molto attratti da ogni forma e possibilità di trasgressione".

La solidarietà femminile è dunque una bufala? "Personalmente ritengo che non sia mai esistita - dichiara Emilia Costa, docente di Psichiatria presso il dipartimento di Medicina 1 dell'Università La Sapienza di Roma - E' concepibile per gli uomini, il cui percorso di crescita è più semplice e più orientato verso un equilibrio logico e razionale. Ma per una donna il ”. Un ruolo fondamentale in queste dinamiche di rivalità, viene dal processo di distacco dall'immagine materna, che a volte non avviene in modo completo. L’esperta spiega che l'adolescente a volte non riesce a formarsi una propria personalità, rimanendo legata a quella materna e, pertanto, resta immatura e priva di una stabile identità. Di qui derivano i diffusissimi sentimenti di rivalità e di conflittualità nei rapporti con le amiche.

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