Le «spinte» dei gestori di
telefonia fissa, oltre a Bt Albacom anche Fastweb e Tele2, hanno portato l'Authority ad agire sul fronte del cosiddetto
operatore virtuale. Così il Consiglio dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, ha approvato, su proposta del commissario Roberto Napoli, l'avvio di un'indagine conoscitiva sui processi d'integrazione tra i
servizi di telefonia fissa e i servizi di telefonia mobile, anche alla luce della transizione verso le reti di nuova generazione.
In particolare, verrà esaminato lo sviluppo delle offerte cosiddette convergenti fisso-mobile da parte di tutti gli
operatori. Saranno dunque valutate le condizioni di effettiva concorrenza e la possibilità di replicare offerte integrate fisso-mobile anche da parte di imprese che ad oggi operano solo nella telefonia fissa o solo nella telefonia mobile.
In pratica con l'Mvmo (Mobile virtual network operator) viene consentito a chi non ha una rete mobile di acquistare minuti di traffico, naturalmente all'ingrosso,
dagli operatori che invece dispongono della rete. Gli operatori
mobili dal canto loro sostengono che non è possibile aprire all'operatore virtuale prima che siano passati 8 anni dal lancio dei servizi Umts. Per l'amministratore delegato di Vodafone la spiegazione è semplice: «I gestori mobili hanno pagato per ogni licenza 2,5 miliardi di euro. È ovvio che non possiamo «regalare» prima del tempo un bene tanto prezioso. Considerando il regolamento l'operatore virtuale non può arrivare prima del 2
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