Uno studio canadese dell'Università di Toronto, pubblicato sul Journal of American Medical Assosiation, rivela che i nostri geni determinano il metabolismo della
caffeina: se è troppo lento le possibilità di un
infarto aumentano fino al 64%.
Analizzando il profilo genetico di oltre quattromila costaricani bevitori di caffè (la metà era reduce da un infarto), gli scienziati hanno individuato che le differenze metaboliche nell'assimilazione della caffeina fanno parte del nostro patrimonio genetico. Di conseguenza, il
rischio di infarto non mortale può essere prevedibile.
In pratica, la capacità di 'smaltire' lo
stimolante contenuto nella tazzina dipende dall'enzima CYP1A2, che esiste in due varianti: la 1A, caratteristica dei
metabolizzatori veloci, e la 1F, tipica dei metabolizzatori lenti, più a rischio di infarto non mortale soprattutto se 'under 50'.
Mettendo in relazione la probabilità di infarto con il patrimonio genetico, è emerso che nei soggetti con un metabolismo lento della caffeina il rischio
aumenta, anche in base al numero di tazzine consumate. "Il pericolo di infarto cresce del 36% nei metabolizzatori lenti che bevono due o tre tazze di caffè al giorno", concludono i ricercatori, "e si arriva fino al 64% per i forti consumatori di caffè, ossia coloro che ne consumano quattro o più tazze al dì. E il rischio è doppio se di età inferiore a 59 anni, quadruplo se minori di 50".
Al contrario, chi ha la versione del gene associata a rapido metabolismo della caffeina risulta protetto dal rischio infarto, sempre che non si abusi di caffè.
Da uno studio presentato al meeting annuale della Radiological Society of North America (RSNA) tenutosi a Chicago emerge che il caffè aumenta la memoria a breve termine e riduce pure i tempi di reazione.
A livello di sistema nervoso la caffeina è uno stimolante: potenzia le capacità della memoria, dell’apprendimento, della concentrazione, riduce il tempo di reazione agli stimoli sensoriali, allontana sonnolenza e stanchezza. Si trova associata a farmaci indicati nella terapia di cefalee ed emicrania.
Agendo sulle pareti dello stomaco, favorisce la secrezione dei succhi gastrici, facilitando la digestione, motivo per cui il caffè si beve preferibilmente dopo i pasti. Proprio per via dell’
azione stimolante sul sistema nervoso, molte persone preferiscono però non assumere caffè durante la serata per timore di non dormire.
L’effetto svolto dalla caffeina sul sistema cardiovascolare è dovuto all’azione vasodilatatrice che potenzia il tono arterioso, aumenta la forza di contrazione del cuore e la frequenza del battito cardiaco (effetto cardiotonico). Per queste sue proprietà quindi, il caffè, soprattutto se in eccesso, è controindicato per tutti coloro che si trovano in situazioni di particolare stress o che soffrono di cardiopatie o ipertensione.
Effetti positivi si riscontrano anche a livello renale dove l’azione vasodilatativa delle arterie renali favorisce la diuresi. Facilita l’eliminazione degli acidi grassi e questo sembra essere uno dei motivi per cui si somministra caffè alle persone in stato di ebbrezza; l’alcol, essendo moderatamente acido, viene in tal modo eliminato più velocemente.
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