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Sommari e brevi recensioni

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Internet e minori (2)

di : Claudia     


La nuova fase CIRP: l’analisi delle molestie verbali e dei tentativi di adescamento
Un importante
obbiettivo conoscitivo della fase avanzata del progetto CIRP 2005-2006 è rappresentato dall’analisi delle diverse modalità di molestie da parte dei pedofili. In particolare si è tentato di discriminare e quantificare attraverso la simulazione di identità le “semplici” molestie verbali e i tentativi di incontro del minore off-line.
Per la conduzione della ricerca è stata così utilizzata una tipologia di approccio da parte del pedofilo standardizzata e già applicata in precedenti ricerche (Strano 2000):
• azioni di tipo 0 (green actions): nessuna molestia e nessun tentativo di adescamento durante il collegamento;
• azioni di tipo 1 (yellow actions): molestie sessuali verbali;
• azioni di tipo 2 (red actions): tentativo di incontro del minore (fuori dalla rete) finalizzato, presumibilmente, all’abuso sessuale.
Nelle situazioni di “tipo 0”, ovviamente le più frequenti, l’interlocutore adulto, quando si rende conto di aver a che fare con un bambino, assume un comportamento idoneo e se accetta di dialogare con lui adotta un linguaggio non scurrile ed evita di condurre il discorso su tematiche sessuali. In tali casi si produce in pratica quello che normalmente avviene nell’interazione tra un adulto sano e un bambino sconosciuto. Nelle situazioni che presentano le caratteristiche di “tipo 1” (molestia verbale) l’interlocutore adulto mostra invece dei tratti di pedofilia, ricercando argomentazioni su base sessuale più o meno evidenti.
Caratteristiche sociobiografiche del minore e rischi di adescamento
L’analisi delle caratteristiche sociobiografiche che maggiormente attirano i tentativi di molestie da parte dei pedofili è stata condotta modificando l’età dichiarata dal bambino simulato e il genere (maschio/femmina) durante le simulazioni di identità.
I ricercatori dell’ICAA hanno modificato nei 992 collegamenti effettuati l’età e il sesso del minore con equidistribuzione delle varie età e del genere M/F. I minori di sesso femminile e con età dichiarata dagli 11 ai 13 anni sembrano essere quelli che attirano statisticamente di più le molestie da parte dei pedofili.
Tale dato è emerso anche dallo studio effettuato con interviste ai minori molestati.
Profili di personalità del minore e rischio di molestia on-line
Effettuando interviste mirate su alcuni minori che sono stati molestati in chat e modificando artificialmente gli atteggiamenti del “minore simulato” l’equìpe di ricerca dell’ICAA sta tentando di delineare la psicologia del minore che maggiormente attira l’adescamento del pedofilo e i tentativi di incontro fuori dalla rete finalizzati all’abuso sessuale.
Il protocollo sperimentale di ricerca C.L.U.I. seguito prevede 5 diversi profili comportamentali:
- modello A (diffidenza assoluta)
- modello B (ingenuità)
- modello C (perplessità)
- modello D (curiosità)
- modello E (massima disponibilità)
Lo studio condotto somministrando interviste e mediante simulazione di identità per circa 12 mesi nelle principali chat italiane e spagnole ha evidenziato come gli atteggiamenti dei bambini (in termini di maggiore o minore curiosità sessuale) che provocano il maggior numero di tentativi di adescamento sono quelli che riproducono il modello D (curiosità) e il modello E (massima disponibilità).
Da quanto emerso nello studio, le bambine particolarmente disinibite e curiose ma allo stesso tempo sufficientemente rispettose del ruolo “guida” dell’adulto pedofilo, sembrano essere quelle maggiormente a rischio di molestia e di tentativi di adescamento.
Attività di simulazione in chat e indagini undercover
Ognuno dei modelli prodotti dall’ICAA comprende una vasta tabella di comportamenti reali che la “bambina virtuale” mantiene in chat durante l’interazione con il pedofilo e che possono trovare utile applicazione anche per la standardizzazione delle indagini undercover e nelle fasi di training specialistico delle squadre investigative.
Nel protocollo di ricerca utilizzato dall’equipe vengono infatti indicate frasi specifiche e modalità di risposta, stili linguistici e scelta dei vocaboli (ad uso esclusivo degli operatori di polizia) correlati ad ognuno dei 5 profili. Gli studi ICAA sul comportamento e sugli atteggiamenti dei minori in chat suggeriscono ad esempio che una eventuale simulazione finalizzata all’attività undercover dovrebbe “riprodurre” un bambino di sesso femminile e di età di circa 11-13 anni che assume modelli di atteggiamento e profilo di personalità del minore simulato secondo i modelli D ed E (tipologia ICAA) che essendo ad esclusivo uso degli operatori di polizia non vengono pubblicati in modalità estesa sul presente report.
In generale, i profili emersi dalla sperimentazione che vengono suggeriti per un’attività di investigazione undercover “redditizia” riproducono genericamente un modello di bambina abbastanza disinibita e curiosa, desiderosa di provare sensazioni “proibite” e abbastanza consapevole di fare qualcosa di trasgressivo. Allo stesso tempo i modelli maggiormente “richiesti dai pedofili” (D ed E), prevedono un atteggiamento del minore abbastanza rispettoso nei confronti dell’adulto adescatore e in tal senso assecondano il tipico desiderio pedofilo di rappresentare una sorta di maestro del sesso per la giovane vittima (compensando la sensazione di inadeguatezza sessuale presente nella maggior parte di essi).
In pratica, quando il minore simulato si mostra entusiasta del fatto di trovarsi di fronte ad una persona molto più grande “che avrà di sicuro molte esperienze da raccontarle” e rassicura il pedofilo sul fatto che manterrà segreto il contatto, ci sono elevate possibilità che quest’ultimo prosegua nella molestia.
Le sperimentazioni dell’ICAA offrono così dati utili oltre che all’investigazione anche alla realizzazione di percorsi di prevenzione mirata mostrando una figura di minore “reale” spesso molto distante da quella idealizzata concepita dagli adulti e fornendo a genitori ed educatori importanti indicazioni per orientare ed incrementare la loro opera di dialogo e di controllo.
Pubblicato il: marzo 03, 2006
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