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The District 9

di : fantasma84     


Con un budget di "soli" 30 milioni di dollari, girato in Sud Africa e post-prodotto dalla Weta digital di Peter Jackson in
Nuova Zelanda, il primo film di Neil Blomkamp ci racconta una nuova situazione sociale nella quale umani e alieni fanno fatica a condividere le gia' scarse risorse di una terra povera e densa di conflitti superati solo in parte.
District 9 ha l'aria di essere uno di quei film che cambiera' il modo di fare cinema, che suggerisce ad Hollywood la ricetta per salvarsi dalla crisi. Ricco di sobri effetti speciali e di Motion Capture, non e' costato poi molto e la storia ha uno suo spessore letterario.
E' vero Cinema, pur essendo contaminato con un linguaggio visivo preso in prestito dalla TV, quello delle breaking news americane, dei filmati aziendali e politici, delle inchieste giornalistiche, ma anche dai videogiochi.
Per cui alla fine del film si ha la sensazione che quello che si e' visto e' davvero successo, o comunque e' verosimile come nessun incontro ravvicinato e' mai stato, mostrando la razza umana totalmente disincantata, cinica , spietata, egoista, davvero ostile verso gli ospiti venuti dallo spazio profondo. Probabilmente il contrario di D9 e' E.T. Da vedere al Cinema.
In dettaglio:
Poco meno di 30 anni fa un'enorme astronave "parcheggiava" sopra il cielo di Johannesburg. Nessun segno di vita: dalla terra fanno irruzione. Ammassati e denutriti, profughi alieni vengono portati giù e "ospitati" nel Distretto 9, all'interno di baracche provvisorie. Si riproducono velocemente, vanno matti per il cibo per gatti e agli occhi degli umani - che li chiamano gamberoni - diventano un fastidio di cui sbarazzarsi. Ci penserà, in teoria, la MNU, società interessata a far funzionare le armi aliene, attraverso l’operato di Wikus van der Merwe (Copley), chiamato a notificare lo sfratto ai non umani e poi, una volta contagiato da un virus che ne tramuta rapidamente il DNA, bersaglio numero uno della stessa azienda.
Sorprendente opera prima di Neill Blomkamp - 30enne sudafricano già autore di cortometraggi (su tutti, Alive in Joburg) e spot pubblicitari - District 9 ha il grande merito di non polverizzarsi dietro l’esplosione scatenata dalle strategie di viral e guerrilla marketing: con un fascino vagamente retrò e la metafora nemmeno poco accennata di alieni-immigrati brutti sporchi e cattivi, il film prodotto da Peter Jackson (che aveva trovato in Blomkamp il regista per portare sul grande schermo il videogame Halo, progetto poi abortito) esalta il genere e lo rilegge nell’ottica di una quotidianità (finte testimonianze, finti reportage) che non ammette più il diverso: neanche se un minuto prima era uno di noi.
Di enorme impatto, oltre alla completa "desacralizzazione cinematografica" della figura dell'extraterrestre e il recupero di suggestioni filmiche care ai cultori del genere (l'arma metallica "indossata" verso il finale del film dal protagonista non può non ricordare Robocop, non a caso già "ripreso" dallo stesso Blomkamp per uno dei suoi spot più celebri, dove per Cïtroen strizzava l'occhio anche all'universo Transformers), la scelta di ambientare e girare on location tra gli slums di Johannesburg, elemento questo tutt'altro che "decorativo" ma funzionale per mantenere viva la polverosità e la povertà di un film straordinariamente alieno.
Pubblicato il: ottobre 21, 2009
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