Alcuni di voi, almeno chi ama il genere della fantascienza, probabilmente ricorderà, e con piacere, un vecchio film del 1951
dal titolo Ultimatum alla Terra. Un film datato, necessariamente con pochi effetti speciali, anzi nulli ai nostri occhi ormai abituati a quelli oggettivamente splendidi dei film contemporanei, ma tutto deve essere rapportato ad ormai sessanta anni fa. Un film parlato, molto parlato, con molti dialoghi. Un film ancora oggi incredibilmente attuale nei suoi messaggi. Un messaggio pacifista, contrario alla guerra. Erano gli anni della guerra fredda, altri tempi certi. Ma il messaggio rimane sempre così attuale, così vero. Tanto attuale che Hollywood ha deciso di fare un remake di quel vecchio film di Robert Wise. Riprendendone uguale uguale il titolo oltre che la parte essenziale della trama. Un sfera luminosa che atterra a Central Park. Curioso questo, lo spostare l’azione dall’originale Washington a New York, ormai meta decisa e sicura di decine di catastrofi all’anno, almeno nell’immaginario di chi va al cinema. Ma il resto, almeno la trama essenziale, è poi simile. Una folla di curiosi, l’extraterrestre che si fa vedere, Klaatu, interpretato da Keanu Reeves, la pallottola di un militare un po’ frettoloso che lo ferisce. La sua guarigione immediata e miracolosa, il gigantesco automa Gort, la brava e protettiva Helen Benson, scienziata che dovrà tentare di spiegare all’alieno l’uomo e all’uomo l’alieno, trovando qualche punto di contatto tra i due mondi. Insomma Scott Derrickson, il regista di questo remake, prende a piene mani dal film originale. Anche il messaggio minaccia di Klaatu. O gli uomini capiranno e cesseranno di combattersi o ci sarà chi penserà a risolvere in modo drastico il problema, una specie di giustizia e di ordine universale. Sarà Helen a mediare, a cercare di far capire a Klaatu la natura umana. Imperfetta ma perfettibile. E così se il remake è praticamente quasi una copia dell’originale, certo con effetti speciali ultramoderni, rimane anche il messaggio di fondo del film. E questo è importante. Un messaggio pacifista e di speranza, seppur minima, all’interno comunque di una sfiducia di base dell’Universo nei confronti della razza umana.