Dopo l’esordio come regista con “Ricomincio da tre”, che nel 1981 fu campione di incassi,
Troisi si trovò di fronte a grandi aspettative per il suo secondo film.
L’attore, con la sua abituale ironia, scherzò su questa spasmodica attesa quando Pino Caruso gli consegnò un premio a Taormina. Rispondendo ad una domanda sui progetti per il futuro, disse: “Sto aspettando di sbagliare il secondo film, visto che tutti mi dicono ‘Guarda che il secondo film è quello più difficile’. Io adesso lo sbaglio, così passo subito al terzo”.
In realtà il secondo film di
Troisi, “Scusate il ritardo”, uscito nel 1982, non fu affatto un’opera deludente. Anzi confermò la vena surreale e alcune delle tematiche già delineate nel lavoro precedente.
Ma non si trattò di un film-fotocopia di “Ricomincio da tre”, bensì di un’opera speculare.
La trama, infatti, stavolta non parla di un giovane napoletano che parte, ma di Vincenzo, un trentenne (o quasi) che si accontenta di vivere in famiglia nel ruolo di “parassita”. La prima scena ci mostra un funerale. Non si specifica chi sia il morto, né i familiari appaiono addolorati più di tanto: si tratta forse di uno di quei segnali premonitori di cui Troisi, consapevole dei suoi problemi di salute, ha disseminato la propria filmografia (per esempio ne “Il postino”, quando cambiò la trama del libro e fece morire il suo personaggio anziché quello del poeta Pablo Neruda).
Qualcuno dice che i funerali sono ruffiani, e infatti proprio in quest’occasione il protagonista conosce Anna, un’amica di sua sorella con cui nascerà una contrastata storia d’amore. Per tutto il film il carattere indolente di Vincenzo crea problemi nella coppia, perché lei è una fidanzata molto esigente. Alla fine, non sentendosi desiderata né amata, Anna lascia Vincenzo, che però, a dispetto della sua apparente insensibilità, cade in depressione. La struttura del film incrocia questa relazione amorosa con un’altra, quella di Tonino, un amico di Vincenzo che è stato lasciato dalla sua ragazza “per colpa di uno svedese”. Proprio quando Tonino ritrova la serenità con una nuova compagna, Vincenzo viene lasciato, e i ruoli si invertono. Sicché, nella scena finale, è proprio Tonino a favorire un riavvicinamento fra Anna e Vincenzo, che si conclude con un finale aperto: non sappiamo se torneranno insieme, ma ormai la maschera di indolenza è caduta dal volto del protagonista, svelando una personalità sensibile e complessa.
Anche in “Scusate il ritardo”, quindi, come già accadeva nel precedente film, Troisi propone un ritratto anticonvenzionale di Napoli e della sua generazione. Niente retorica e sentimentalismi trash, niente jeans e magliette, né popcorn e patatine, ma una storia minimalista che non diventa mai sdolcinata, anzi è attraversata dalla vena comica dei monologhi surreali di Troisi e delle sue gag con Lello Arena, che sono addirittura più divertenti di quelle del film d’esordio.
C’è inoltre un elemento autobiografico: il personaggio del fratello di Vincenzo, attore di successo che suscita invidia e soggezione nei suoi familiari. Insomma Troisi conferma di essere un vero cineasta, che fonde autobiografia e contenuti, e non il solito comico televisivo prestato al cinema. Il fiore all’occhiello del film, poi, è la giovane Giuliana De Sio, bella e brava come sempre.