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La RICERCA DELLA FELICITA'

di : violettabloom     


Un film di Gabriele Muccino. Con Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Cecil Williams, Kurt Fuller.
Titolo originale
The Pursuit of Happyness. Drammatico, durata 117 min. - USA 2006
Un film dedicato all’ America e all’uomo comune americano questo film di Gabriele Muccino. L’esaltazione del principio che non importa chi si è ma ciò che si vuole diventare, traccia il solco nell’esistenza del protagonista, Chris Gardner. Venditore senza successo, padre affettuoso di un bimbo di cinque anni, marito fallito in una S. Francisco anni ’80, Chris affronta la vita quotidiana farcita di insormontabili difficoltà con forza e volontà, sopportando abbandoni,umiliazioni,fame e stenti, accompagnato dal figlioletto Christopher e dall’amore e fiducia che egli nutre per lui. I tentativi di riscattarsi di fronte ad una situazione economica e personale disastrosa, vedono i passi dell’uomo incerti verso il futuro a partire da uno stage non retribuito, ottenuto con fatica sovrumana presso una importante società di consulenza di Borsa, al termine del quale potrebbe ottenere un lavoro come broker. Il grande sogno americano per eccellenza che recita “farcela a tutti i costi, perché l’America è il Paese dove nulla è impossibile” potrebbe, alla fine, renderlo libero e felice. Drammatico e meravigliosamente bravo, Will Smith, racconta non solo con il copione ma anche e soprattutto con la sua fisicità potente e la sua dolcissima, intensa capacità espressiva, le pene di un uomo costretto, fra altre miserie inenarrabili, a dormire sul pavimento di una toilette della metropolitana con il piccolo Christopher fra le braccia, dopo che tutte le porte gli sono state chiuse in faccia e non gli resta che piangere. Will Smith, in quella che può considerarsi forse la sequenza più drammatica, non muove quasi i muscoli del viso,l’inquadratura è di tre quarti e le lacrime visibili appena non sono che la cornice di una capacità recitativa da Premio Oscar. Un film da vedere e rivedere non tanto per sottolineare sempre di volta in volta la leggenda americana del “Yes, you can” , bensì per cogliere in ogni fotogramma della pellicola la versatilità , la grande profondità di W. Smith e per meditare su una delle frasi che Chris dice al figlio:”Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa”. Se anche l’happy end in un film come questo può apparire scontato, lo spettatore ha davvero la percezione, nelle ultime inquadrature, di aver vinto qualcosa di importante e di aver imparato che non ci sono miti a forgiare l’uomo ma solo la volontà e la perseveranza unite alla purezza di cuore. Lo consiglio a tutti, un film da amare o da odiare ma certo da non dimenticare.
Violetta Bloom
Pubblicato il: maggio 15, 2009
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