Ricordo ancora quando vidi per la prima volta E.T. Erano già passati molti anni da quando era uscito al cinema, ero in ritardo,
come spesso mi accade. Non so perché ma non lo avevo mai visto, anzi lo avevo sempre un po’ scartato quando lo facevano vedere in televisione. E così lo vidi proprio per caso già negli anni dell’università, quasi dieci anni dopo che era già uscito al cinema. Rimanendo sorpreso dalla bellezza e dalla delicatezza di questo film. E piangendo, semplicemente piangendo, nella scena in cui E.T. sembra morire. Un film semplicemente bello, immortale, perché tratta di temi immortali. La conoscenza, il conoscersi, la solitudine, l’imparare a volersi bene. E lo fa con una semplicità e una delicatezza che davvero rendono questo film di Steven Spielberg davvero un capolavoro. Sono i bambini i veri protagonisti di questo film. Anche perché forse questo film nella mente di Spielberg era nato come film per bambini, diventando poi nella realtà qualcosa di ben più grande. E probabilmente lo stesso E.T. è un alieno bambino. Dimenticato per errore e nella fretta sulla terra dalla navicella aliena costretta alla fuga per non farsi scoprire dai terrestri, in modo particolare dai soliti agenti del governo americano. E così il povero E.T. rimane da solo sulla Terra. Solo almeno finché non si imbatte nel piccolo Elliot. Anche lui almeno in parte solo con i genitori che hanno divorziato. È forte, davvero forte, in questo film il tema della solitudine. Come anche quello dell’incontro. Elliot e poi suo fratello Michael e la piccola sorellina Gertie che con molta semplicità e senza paura conoscono E.T. e imparano a volergli bene. Il rapporto forte che si crea tra E.T. e Elliot, che va al di là della semplice amicizia. Un film nato per essere un film semplice che diventa in realtà un capolavoro perché tratta questi temi profondi con semplicità e sensibilità e con lo splendido candore dei bambini. Basta vedere la scena così dolorosa dell’apparente morte di E.T. Un film davvero bello, un capolavoro davvero imperdibile grazie alla recitazione dei bambini, di Henry Thomas e Drew Barrymore in modo particolare, grazie al genio di Spielberg, grazie alle musiche John Williams. E grazie anche ad un italiano, grazie a Carlo Rambaldi, il vero papà di E.T.