È strano a volte come non cambino le cose. Come un film del 2002 possa essere ancora così attuale, così drammaticamente attuale.
Certo sette anni alla fine non sono tantissimo tempo e problemi strutturali come quelli dell’emigrazione mondiale o dei rifugiati politici non possono essere risolti in un così breve arco di tempo, necessitando forse di ripensamenti ben più organici, ma certo si spera sempre che qualcosa alla fine possa cambiare, qualcosa alla fine possa migliorare. È vedere al contrario come questo invece non accada fa riflettere, ma certo davvero male. La storia rota attorno ad Agnese, la bellissima e brava Anna Galiena. Improvvisamente viene chiamata alla casa di cura per reduci di guerra dov’è ricoverato il padre, anziano militare che ormai vive in quell’istituto. L’uomo si è sentito male ed è stato accudito, nella notte, da un profugo bosniaco, Reuf, Senad Basic, che, scoperto senza documenti, viene subito arrestato. Agnese in un primo momento vorrebbe potersi disinteressare di quell’uomo, ma col tempo cambia idea, anche legandosi a lui in qualche modo, anche sentimentalmente. E così Agnese si dà da fare per aiutarlo, per poter fare quello che può. Un incontro che cambierà la donna, che la costringerà anche a rievocare il ricordo, rimosso, del ritorno del padre dalla guerra di Russia e a scoprire, attraverso anche l’amore per Reuf, il trauma difficile e complicato dei rifugiati politici espulsi dai paesi dove chiedono asilo. Un tema complicato, difficile, ma sempre così attuale. Tutte queste vicende porteranno Agnese a seguire Reuf fino in Bosnia, conoscendo un mondo nuovo, una realtà completamente differente da quella che ha sempre conosciuto, che ha sempre vissuto. Rolando Colla è un bravissimo regista e costruisce un bel film, forse appena con qualche ingenuità. E anche Anna Galiena è davvero brava e certo bella. Un film da vedere anche per riflettere su un problema sempre attuale.