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Sommari e brevi recensioni

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Solaris

di : mauro_meo     


Strano e bello questo film. Un misto di influenza di Stanislav Lem, Andrej Tarkovsky e James Cameron con il risultato di
ottenere forse il film più particolare ma anche più disarmato e audace di Steven Soderbergh, un regista davvero interessante che ama anche molto sperimentare. Ed è così ancora più strano questo Solaris, a metà tra la sperimentazione a basso costo e la grande produzione hollywoodiana. A partire dal suo produttore, James Cameron, un vero fan del romanzo di Lem cui aveva acquistato i diritti già parecchi anni fa, dalla Fox che lo finanzia, dal suo budget di parecchi milioni di dollari, dalla presenza di George Clooney, e dal look futuristico platinato, il film sembra dipinto di verdi e azzurri freddi. Che lo fa davvero un film da Major. Però Solaris è anche qualcosa di più, qualcosa di diverso. Un film strano, particolare, non da Major. Una strana insondabile malinconia di fondo. Che lo rende davvero particolare, davvero bello. La trama alla fine ricalca il libro di Lem, anche se meno, molto meno, del primo adattamento, del 1972 di Andrei Tarkovsky, da cui probabilmente è anche stato influenzato. È la storia dello psicologo Chris Kelvin interpretato da George Clooney che viene inviato alla stazione spaziale Prometheus, nell’orbita del pianeta Solaris. Che però non è un semplice pianeta, è in realtà un corpo sensibile capace di penetrare le emozioni e la psiche di coloro che entrano nella sua orbita, producendo, per ciascuno di essi, un visitatore, la materializzazione di un rimosso, di una perdita. Nel caso di Kelvin si tratta di sua moglie Rheya, Natasha McElhone, suicidatasi qualche anno prima. Certo mancano molti dei temi del romanzo di Lem, ma rimane un film davvero interessante e bello con molti spunti di riflessione. Ma anche un film davvero particolare. Certamente merita di essere visto.  
Pubblicato il: febbraio 19, 2009
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