Mi è sempre stato simpatico Hugh Grant che quella sua aria a volte un po’ fuori dal tempo, sempre simpaticamente distratta.
Pur non amando sempre i suoi film, in modo particolare quelli più sdolcinati che troppo spesso lo vedevano come principale protagonista, lui mi è sempre piaciuto e l’ho sempre seguito con simpatia sin dal suo vero esordio con il travolgente Quattro matrimoni e un funerale, film che forse ha anche rilanciato tutto il cinema britannico e il loro particolarissimo humor. Anche questo About a boy lo vede come protagonista. Film tratto da un romanzo di Nick Hornby dal titolo Un ragazzo, libro del 1998 che ebbe un grandissimo successo in Gran Bretagna. Era così normale e scontato trarci un libro e anche affidare il ruolo del padre proprio a Hugh Grant. Nel film girato dei fratelli Weitz, che sicuramente ricorderete soprattutto per American Pie, il fascinoso Hugh è uno sfaccendato e molto ricco scapolo londinese che campa, e pure bene, grazie alle royalties di una canzone natalizia scritta dal padre anni prima. Insomma non fa davvero nulla nella vita se non divertirsi e andare alla ricerca di donne singole. Per inciso una gran bella vita. E soprattutto si specializza nelle relazioni con le madri sigle, scoprendo che non è difficile lasciarle, perché spesso sono prima loro ad andarsene. Finchè non incontra il piccolo Marcus, Nicholas Hoult, un ragazzino alla disperata ricerca di un nuovo compagno per la madre separata e depressa, Toni Collette. Sarà un incontro difficile ma che alla fine cambierà entrambi. Will potrà uscire da una vita apparentemente splendida ma anche decisamente vuota scoprendo anche, senza meravigliarsi troppo, una forte vocazione alla paternità. E Marcus potrà crescere e superare molti dei suo traumi trovando non un semplice patrigno ma un vero e proprio padre. La regia dei fratelli Weitz è intelligente nel saper usare Hugh Grant accentuandone il lato migliore senza però abusarne troppo. È piuttosto il tema del film e del libro di Hornby, forse un po’ troppo scontato e già visto nel cinema. Il film alla fine risulta discreto e più guardabile soprattutto nella parte iniziale e in quella finale mentre appare forse un po’ più stanco e tirato in quella centrale.