Hotel Dolphin. Kafkiano per eccellenza, assolutamente perfetto per i risvolti in cui il film si evolve.
Come al solito, il maestro Stephen King infarcisce la semplice romantica tranquilla situazione della banalità del male. E' in questo hotel, al centro di una nevrotica e normalissima New York che accade l'improbabile. Il nostro eroe, Mike Enslin ( personaggio interpretato da un John Cusack ben calato nella parte ) è uno scrittore tra i tanti, niente di speciale, che vive dei proventi ricavati dai suoi "manuali" del terrore. Passa il suo tempo a caccia di luoghi funesti in hotel e pensioni dove gli avvistamenti di spettri e di racconti terrificanti sono l'unica attrazione. Come ovvio, lui è scettico all'inverosimile e se mai dovesse davvero scontrarsi con un fantasma, avrebbe problemi a considerarlo tale. Finchè non arriva quella cartolina. Di quell'hotel. Con un invito che sa di sfida, velato come una minaccia. Non entrare nella stanza 1408. No, non entrare. E le possibilità sono ridotte a zero. Troppi morti, troppi ma troppi drammi si sono succeduti fra quelle pareti. Mai nessuno ne è uscito vivo. Mai nessuno è durato più di una semplice, incredibile ora. Il direttore del Dolphin, che accoglie un tenace e caparbio Enslin, fa di tutto per persuaderlo. Ma il nostro eroe è irremovibile. E' uno scoop, è il capitolo finale che concluderà la sua opera letteraria. Deve assolutamente poter entrare in quella stanza.
E cosi sia. Amen. Amen davvero.
Cosi sia perchè quella camera, la camera del mare, nera come la morte, lo accoglie quasi gentilmente. Ambiente carino, ( a parte i fiumi di sangue che il nostro scrittore rileva con il suo attrezzo fluorescente ;-) arredata con stile, quasi " innocente", cosi improbabile. Ma le porte si chiudono, le finestre si sbarrano, i suoi fantasmi si svelano. Parte il timer della radiosveglia. Un'ora. O si, quell'ora di cui gli hanno parlato. Nessuno resiste più d'un ora. Ed è Enslin lo scettico in balia di termostati impazziti, sangue che rigurgita dai muri, allucinazioni che gli ricordano i suoi drammi personali. Riuscirà il nostro eroe ad individuare la fonte del male? Riuscirà ad essere l'unico sopravvissuto della stanza 1408? Si che ci riuscirà. Ma raccontarvi come è un'altra storia, non voglio togliervi il piacere di scoprire l'animo travagliato di un uomo, un uomo disperato che alla fine, non ha nulla da perdere.
Un film che ovviamente è per gli amanti del genere. Concludo il mio breve sunto/introduzione che l'orrore della storia non è demenziale ( e neppure geniale, alla fine ) ma sottile, velato. Quasi da interpretare. Intense alcune scene, dove l'amore ha il sopravvento su tutto. Dolcissima e dolorosissima l'immagine d'un abbraccio che è per sempre...Stephen King, come al solito, sonda il normalissimo animo d'un normalissimo essere umano. Mi è piaciuto, come film. Ritmo veloce, storia incalzante.
Come curiosità emerge il numero 13...13 la somma del 1408, 13 le lettere che compongono il nome del protagonista, 13 il piano in cui vi è la stanza, 13 come la somma dei gradi che compaiono nel termostato della stanza, 13 come i passi che compie il protagonista da una parete all'altra. Insomma, come al solito, non manca la numerologia e quel pizzico di affascinante superstizione. Film davvero carino, niente di stravolgente, ma sicuramente da guardare davanti un trancio di pizza in una serata tutta relax.