Trasposizione cinematografica di uno spettacolo teatrale intitolato Nunzio, i due attori Spiro Scimone e Francesco Sfarmeli
proprio con questa opera esordiscono sul grande schermo. Opera teatrale che già li vedeva protagonisti sulla scena, diretti da Carlo Cecchi, e scritta dallo stesso Scimone, ora autore anche della sceneggiatura cinematografica. A produrre è Francesco Tornatore, fratello del regista Giuseppe: per quest’ultimo i due attori siciliani avevano interpretato L’uomo delle stelle nel 1995. come si può ben vedere i due sono circondati da figure e nomi importanti del nostro cinema d’autore.
Pino e Nunzio sono due siciliani emigrati per necessità, come tanti altri, e trapiantati nella dura e fredda periferia di una città del nord. Vivono insieme, ma parlano pochissimo anche tra di loro, stanno sempre isolati dal mondo esterno e comunicano tra loro solo in dialetto messinese. Nunzio lavora in una fabbrica di vernici, Pino, invece, trasporta alcuni misteriosi cartocci di pesce per conto di alcuni personaggi ambigui. Un’esistenza apparentemente squallida, nulla di che, nulla di particolare. Ma quando Nunzio conosce una ragazza, Maria, e se ne innamora, le cose sembrano migliorare e anche il suo rapporto con Pino sembra cambiare, sembra poter evolversi. Ma il destino è sempre in agguato e le cose precipitano di nuovo quando il tramite dei viaggi dell’amico inquilino viene improvvisamente trovato ucciso. È un film particolare questo, evidenti sono le influenze dell’opera e dei ritmi del teatro. Tanto che quasi al film sembra mancare una vera e propria trama, quasi che questa in fondo non interessi per davvero. Forse interessa per davvero appena raccontare di due ragazzi del sud che cambiano vita. Con i ritmi del teatro, con i suoi dialoghi. Cos’ vicini a quelli del teatro dell’assurdo. Ne risulta un film particolare, che forse però non riesce a sviluppare del tutto le sue possibilità. E forse l’opera teatrale in questo riesce meglio.