“Il mio ruolo forse non è salvare vite umane, ma essere testimone”
Sono le parole di Nicolas Cage che interpreta un
paramedico che svolge la sua attivitò come autista infermiere dell’Emergency Medical Service. Per lungo tempo è stato entusiasta del suo lavoro, del suo compito, che vede quasi come una missione. Salvare la vita a qualcuno è come essere innamorato. Ma non è sempre così semplice, a volte le cose diventano difficili, complicate. Entra in crisi il paramedico, Franck Pierce, quando si accorge che è da molto tempo che non riesce a salvare più nessuno. Anzi una giovane donna, tossicodipendente, gli muore tra le braccia. E lui non può non rimproverarsi per questa morte. Inizia così un turno lungo, lunghissimo. Tre servizi consecutivi dal giorno all’alba. Tre giorni, metaforicamente la sua resurrezione. Al limite della follia, forse anche oltre. Sua e di una intera città. Film eccessivo questo di Martin Scorsese, penso volutamente eccessivo. Se c’è una resurrezione c’è anche la discesa nei gironi infernali. Questo sembrano le corse dell’ambulanza a sirene spiegate in una New York infernale. Film notturno in tutti i sensi, per i colori, per tutta l’ambientazione. Strane opprimenti appartamenti quelli in cui entrano i paramedici, bambine truccate pesantemente sulle strade, prostitute, in un giro infinito di morte e droga. Volutamente eccessivo ed esagerato. E opprimente. Rischia la follia Franck Pierce, tre turni di seguito, senza pause. Con tre colleghi diversi, anche loro al limite della follia. Viaggi folli, allucinanti, cibo mangiato di corsa, sangue, grida. Anche al pronto soccorso, all’ospedale. Malati e feriti trascurati ed abbandonati, infermieri schizzati, dottori distrutti dalla stanchezza e dal vittimismo. E il ricordo ossessivo della ragazza morta. Ma tutto diventa improvvisamente silenzioso, tranquillo. Nell’appartamento di un uomo colpito da infarto. Dove c’è la figlia, Mary, Patricia Arquette. Lei può essere salvata, può essere sorpresa dall’amore. La resurrezione di Franck e forse anche di Mary. Film complicato, difficile questo. Che può forse anche non piacere perché ossessivo, perché esagerato. Ma certamente da vedere.