Ricordo ancora oggi, ancora adesso, le emozioni forti guardando al cinema il film di Benigni La vita è bella. Le risate,
i sorrisi, all’improvviso spenti dal dolore. In quello che è stato uno dei più grandi orrori, purtroppo non l’unico, della storia dell’uomo, dell’umanità. Sembra davvero non imparare mai l’uomo dalla sua storia. Ripercorre sempre le stesse strade, gli stessi percorsi. Così pieni di rabbia, di odio. E non impara davvero mai nulla. Il film di Benigni ebbe il merito di far parlare dell’Olocausto in modo diverso. Senza dimenticarlo, ma aggiungendo sorrisi al dolore, al dramma. Non per sminuirlo, ma per renderlo ancora più vicino a noi, alla vita quotidiana. Per farci ancora più male. Per cercare per una volta di farci ricordare per davvero. Per non farci più dimenticare e per farci fare più gli stessi errori. Ma nello stesso periodo del film di Benigni uscì un altro film per molti versi simili. Dolce e amaro nello stesso tempo. Dolce per i sorrisi che regala per lungo tempo, quasi inconsciamente a volerci far dimenticare, amaro, amarissimo, e doloroso nel finale. È Train de vie, film del 1998 del regista Radu Mihaileanu. Non conosciuto come il film di Benigni, ma forse, se possibile, ancor più bello. Dolce e amaro. Bellissimo e terribile allo stesso tempo. Raccontato con un lungo flashback dalle voci degli stessi protagonisti. Siamo nell’Europa dell’Est nel 1941 in un piccolo e tranquillo fino ad allora villaggio ebraico, uno shteltl. Tranquillo fino a quando Shlomo, lo scemo del villaggio, non avverte i concittadini dell’arrivo ormai imminente dei tedeschi, dei nazisti. Per sfuggire al disastro imminente i saggi del villaggio, proprio su consiglio di Shlomo, pensano di inventarsi, grazie ad un vecchio treno, un finto treno nazista di deportazione. Cioè cercano di raggirare i nazisti con i loro stessi mezzi. Per tornare in Palestina passando dall’Unione Sovietica. È la parte felice del film. La preparazione del viaggio, nei minimi particolari. La speranza, le situazioni comiche, le risate. I vestiti, la lingua, tutto curato nelle minime sfumature. Con anche la divisione dei compiti. I militari nazisti e i deportati. Divisione che accentuerà le risate del film. Come tutte le avventure che capiteranno loro durante il fantastico viaggio. Gli incontri con i nazisti, con i partigiani. Anche con degli zingari, che poi si uniranno a loro. Con l’apparente lieto fine. Ma. Purtroppo c’è un ma. Drammatico. Da scoprire. Finiranno improvvise le risate, arriveranno improvvise le lacrime. Un film splendido, che merita di essere visto.
Perché comprendere è impossibile ma conoscere è necessario.