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Indiana Jones e il tempio di cristallo

di : mauro_meo     


Quanta nostalgia, anche se spesso più furba e di facciata che reale e sentita, ha attraversato il cinema in questi ultimi
anni. Tanti remake, tanti sequel. Come anche il ritorno di Indiana Jones sul grande schermo. Orami quasi venti anni dopo Indiana Jones e l’ultima crociata, era il 1989. Il gruppo è sempre lo stesso. Steven Spielberg, George Lucas, Harrison Ford. Il trio delle meraviglie che aveva fatto di Indiana Jones un vero eroe. Venti anni la nuova avventura dell’eroe, forse in attesa di altre, mai dire mai. La corsa al cinema per vederlo, colpito anche io dalla nostalgia. Forse sono passati troppi anni, forse questo film è un po’ troppo, un po’ eccessivo. Forse una lieve sensazione di insoddisfazione alla fine del film. Troppe cose tutte assieme. Ma lo sapevo andando a vederlo. Questa è Indiana Jones. Così va accettato. E basta la musichetta, furbescamente accennata ogni tanto durante il film. Basta quella per perdonare ogni eccesso. Sì, perché è oggettivamente un film davvero pieno, davvero a tratti eccessivo. Quasi che Lucas e Spielberg avessero deciso di fare ordine nel solaio, di sbarazzarsi usandoli nel film di tutti i resti non utilizzati di venti anni di onorato cinema, da Et a Guerre Stellari a Jurassic Park. C’è veramente di tutto in questo film. E qualcuno forse alla fine non ha gradito completamente. Siamo nel Nevada nel 1957. Vengono rapirti Indiana Jones e George Mac McHale. Ma questo è appena l’inizio di mille avventure. Sono stati i russi a rapirli con il loro capo Irina Spalko, una splendida Cate Blanchett, con una misteriosa cassa da cercare che contiene un corpo di un extraterrestre e con i doppi, anzi tripli, giochi dell’ex amico Mac. Da qui avrete tutto, nello stile più inconfondibile di Indiana Jones. Test atomici, l’intervento dell’FBI, le accuse, naturalmente false, di essere una spia. E da qui tantissima avventura. Il Teschio di Cristallo di Akator, il Perù, mille avventure tra cascate e catacombe. Con il finale indubbiamente strano, particolare. Gli extraterrestri e poi anche la scoperta che Mutt è il figlio di Indiana, figlio avuto con il suo vecchio grande amore, anche lei coinvolta in queste avventure, Marion Ravenwood. E infine, a sorpresa, anche il matrimonio tra Indiana e Marion. Chi vuol vedere questo film deve essere consapevole di quello che vedrà. Vedrà Indiana Jones all’ennesima potenza. Senza la magia dei primi episodi, ma era un’altra epoca quella, era un altro tempo. Vedrà davvero tanto in questo film, forse anche troppo. Ma Indiana è Indiana. 
Pubblicato il: gennaio 20, 2009
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