Ho sempre amato i film storici. Hanno un lieve fascino su di me. Soprattutto poi quelli che affondano le proprie radici nel
mito. Come questo Troy. Un film pieno di fascino, anche se non sono mai riuscito ad amarlo del tutto. Qualcosa sembra mancare, qualcosa me lo lascia come un po’ freddo, un po’ distante. Certo bastano anche solo delle scene per renderlo, almeno in alcuni momenti, davvero indimenticabile. Quando gli eserciti sono schierati o quando le navi dei greci, un numero davvero infinito oltre mille si avvicinano alla spiaggia di Troia. Così tante da affollare il mare, quasi che vi fossero solo navi. Un’immagine davvero emozionate, che vale da sola quasi tutto il film. Un film con un cast d’attori davvero eccezionale nelle mani di Wolfgang Petersen.ma forse sono anche troppi questi attori famosi, di grido. E qualcosa manca. Troy naturalmente è la storia dell’Iliade di Odisseo. Siamo davvero nel mito. Storia ovviamente, come sempre capita a ragione o no nel cinema, liberamente interpretata dal regista. Vengono così a cambiare molte scene rispetto all’Iliade originale, mancano alcuni personaggi, moto è variato. Ma non poteva essere diversamente, come sempre capita. Per esigenze di copione, per semplici scelte. Ma rimaniamo comunque affascinati dalla bellezza dell’opera di Omero. E dalla storia. La forza antica e lontana della storia, il suo immenso magnifico fascino. La sua bellezza. Tornare indietro nel tempo e nei miti. Agamennone, Elena, Paride, Menelao, Ettore, Achille, Priamo, Briseide. E poi Ulisse ed Enea, ad anticipare già altri racconti, altri miti. Tutti nomi che ci portano indietro nel tempo, che stuzzicano la nostra curiosità, che accendono al nostra fantasia. È il bello della storia, almeno per chi la ama come nel mio caso, è il bello dei film storici. Certo forse a questo Troy sembra mancare qualcosa. Forse un po’ di spessore. Non le immagini, di certo magnifiche. Ma un po’ di spessore nel raccontare i personaggi, nel descriverli. Nel renderli anche più vicini a noi. Ma va bene così, anche perché mi ha dato la voglia di andarmi a riprendere tra le mani l’Iliade di Omero.