Geniale e folle Almodovar. A volte forse anche eccessivo, almeno così pare a me. Non riesco sempre ad apprezzarlo quanto
meriterebbe forse, è solo
che a volte mi pare metta fin troppo nel film, lo riempia troppo e questo forse mi confonde, mi disorienta. È un film che parla soprattutto di donne questo, come molti altri suoi in realtà appena marginali le figure maschili, il povero Esteban, il debole Lola. La protagonista vera e propria è
Manuela e attorno a lei e al suo viaggio a Barcellona si muovono molte altre figure femminile. È sfortunata Manuela, come molte altre delle donne di Almodovar. Sfortunata, ma senza rinunciare alla sua felicità. Muore Esteban, il figlio di Manuela. Proprio dopo una serata passata assieme. E parte Manuela, verso Barcellona per soddisfare il più grande desiderio del figlio. Conoscere suo padre. Che nel frattempo però è diventato transessuale e si fa chiamare Lola. A Barcellona la donna incontra una vecchia cara amica, Agrado. Anche lei transessuale e costretta, per vivere, a prostituirsi. E incontra Rosa. Una su orina, pronta a partire per le missioni. Ma rimasta in cinta e malata, è sieropositiva. Capite bene cosa intendo quando voglio dire che il mondo di Almodovar, dei suoi film, è sempre così pieno, così saturo di avvenimenti, di personaggi. Capite cosa intendo quando mi pare che a volte sia fin troppo. Se aggiungiamo poi che Rosa partorisce un bimbo che chiamerà Esteban per morire subito dopo e che a sorpresa si scopre che a mettere in cinta Rosa è stato Lola gli argomenti da trattare diventano ancora molti di più. Un uomo debole e trasparente che, come in un circolo, scopre la morte di un figlio per ritrovarsi immediatamente di nuovo padre di un bimbo con lo stesso nome. Ma soprattutto le donne le protagoniste del film. Complesse ma vere e vive. Con problemi grandi, forse più grandi di loro. Ma sempre con la voglia di vivere.