Ricordo ancora oggi il mio primo incontro con Isabel
Allende. Un libro. Il primo di tanti, alcuni amati, altri forse un po’
meno. Erano i primi anni del liceo, il viaggio del Papa in Cile, da Pinochet con tutte le polemiche e le discussioni che seguirono. Le ricordo ancora adesso. E ricordo che allora scoprii l’
Allende ed entrai in un mondo nuovo, che non conoscevo ancora. Il Sud America, così ricco di colori, di magia. Di amore, di donne. Soprattutto il mondo dell’Allende. Leggere la storia del Cile, di un popolo intero che andava incontro alla violenza e alla dittatura. Ma leggere anche di tutto il mondo dell’Allende. I suoi ricordi, la sua famiglia. Un mondo pieno di donne quello
della famiglia Del Valle-Trueba. Rimasi affascinato allora da questa storia che andava dai primi anni del Novecento fino al governo Allende, fino al colpo di stato di Pinochet. Un intero secolo di storia di una famiglia, di una nazione intera. Si parla di tutto. Della nascita e della morte. Dell’amore e dell’odio e della violenza. Amori, passioni, sogni, odio. E tante donne. Ci affezioniamo ad ognuno di loro, a ogni protagonista della storia dell’Allende. Amai davvero tanto quel libro. E quando ne fecero un film ovviamente non me lo persi. Rimanendo forse però un po’ deluso. Ma non poteva essere così. Mi capita spesso con i libri che ho amato quando vengono trasformati in film. Forse perché vengono visti con gli occhi del regista, che naturalmente non sono i mie. E poi un libro che parla di un tempo così lungo è sicuramente difficilmente trasformabile in film. Troppi tagli sono necessari.
Il risultato è un film drammatico, non poteva essere altrimenti, e davvero lungo, ben 140 minuti. Che ci tiene incollati alla storia, pur conoscendola già, almeno io già la conoscevo. Il regista, Bille August, rimane abbastanza aderente al film, anche se necessariamente deve fare dei tagli e delle scelte. Ci parla di Esteban Trueba, della sua vita, delle sue fortune. Delle sue donne. Il film è pervaso della magia che l’Allende vuole raccontarci. La magia del suo Sud America, del suo Cile. Degli abitanti più antichi di quelle zone. Della magia forte delle donne. E poi sullo sfondo la storia di un popolo intero, di una nazione intera. Di poco meno di un secolo della sua storia. Il racconto di una storia solo in parte inventata, in realtà per lunghi tratti così vera. Il film è abbastanza bello ma certo chi cerca nel film l’Allende rimarrà deluso. Troverà parte della sua storia, molto differente è il finale, ma troverà soprattutto il film di Bille August, e alla fine penso sia giusto anche così. Rimane comunque un film gradevole. Non l’Allende, ma lei è nel libro. Gli attori di nome sono davvero tanti: Meryl Streep, Glenn Close, Jeremy Irons, Winona Ryder, Antonio Banderas, Vanessa Redgrave. Come potete vedere un cast davvero da favola, anche se forse far convivere così tanti attori bravi e conosciuti non è stato semplicissimo. Una menzione va soprattutto a : Meryl Streep, davvero splendida nel ruolo di Clara. Il film così merita davvero di essere visto. Vi troverete la storia lunga di una famiglia e la storia di un popolo. Forse non troverete l’Allende. Almeno non del tutto.