Quanta angoscia guardando questo splendido film. Che peso opprimente sul cuore e sulla mente. Immaginare un Grande Fratello
capace di spiare ogni attimo della vita di così tante persone, e saremmo potute essere
anche noi, rendendo così vera la profezia di Orwell. Solo che questo è stato realtà storica. La Ddr, la Stasi. L’annientamento delle persone, di ogni libertà personale. È il racconto che ci fa Florian Henckel von Donnersmarck. Ci racconta della sua terra e lo fa con dolore. Partecipato, vero, ma tenuto quasi fuori dalle riprese in una sorte di neorealismo. Solo la voglia di raccontare, di lasciare a noi i nostri pensieri, le nostre emozioni. In una Germania dell’est fredda, bastano i colori tetri, grigi. Basta la fredda burocrazia. Gli edifici spogli e grigi. Un mondo che ci pare lontano, ma che a lungo è stato così vicino a noi. Appena al di là del muro di Berlino. Tutto grigio, gli abiti, le tappezziere
degli appartamenti, le strade con pochissime automobili. Ma grigie e tristi anche le coscienze di chi permetteva tutto ciò. Nessuna libertà, nessuna speranza. La minima protesta punita duramente, anche con la morte. E controlli, controlli su tutto. Dappertutto. Con una violenta fobia, inizio del crollo. È incredibilmente bravo in questo ruolo Ulrich Muhe nei panni di Gerd Gedeck. Il vero protagonista del film. Il poliziotto, il burocrate, incaricato di spiare lo scrittore Georg Dreyman così all’interno del sistema, del Comitato Centrale, invidiato anche per la relazione con la bellissima attrice Christa Maria Sieleand. Finché anche lui cade nella rete dei controlli. Perché finalmente, dopo il suicidio di un amico e il tanto dolore che vede intorno a se, anche lui comincia a lottare, a non chiudere più gli occhi. E la Stasi decide di controllarlo, e il compito tocca a Gerd Gedeck. Semplicemente splendido nel suo giubbettino triste, nel rispeto preciso degli orari, nella sua casa vuota e spoglia e fredda. Nel mangiare da solo delle scatolette. Nei rapporti sessuali con una prostituta una volta al mese, la prostituta del partito anche lei con orari precisi e senza il minimo trasporto. Una vita incredibilmente triste che trova la sua ragione d’essere nel partito, nella burocrazia, nel sistema. Finché non ascolta la Sonate vorn Menschen, la Sonata del buon uomo. Lentamente spiando anche lui capisce. Capisce quello che fa. Il dolore, la morte. l’assoluta follia di tutto. È il muro che si rompe, che finalmente si sgretola alla base. Per la libertà di un uomo, di un paese. Semplicemente un film splendido per quello che racconta, per come lo racconta.