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Eyes Wide Shut

di : mauro_meo     


Ricordo ancora oggi le attese quasi frenetiche per l’uscita di Eyes Wide Shut, per l’uscita del tredicesimo e ultimo capitolo
della cinematografia di Stanley Kubrick. Possono piacere o no i suoi film, possono da alcuni essere definiti dei capolavori, da altri appena opere noiose. Ma di certo ognuno dei film di Kubrick non lascia indifferenti gli spettatori. O si amano o si odiano e sempre sono il punto di partenza di grandi dibattiti e attente analisi. Sogno e realtà. Eyes Wide Shut. Ad occhi serrati o ad occhi spalancati. La differenza è così sottile, così labile, che le sue cose spesso si confondono. Come spesso si confondono sogno e realtà. Di questo parla Eyes Wide Shut di un geniale, come sempre, Stanley Kubrick. Chi si aspettava scene di sesso, scene di nudità rimase deluso allora. Senza capire che Kubrick era capace di parla re di sesso senza per forza farlo vedere, e che poi alla fine il suo intento era di parlare d’amore e come sempre nei suoi film del labile sottile confine tra normalità e follia, tra essere e apparire, tra la vita e la morte.
Eyes Wide Shut è la trasposizione nella New York allora attuale, oggi forse ormai invecchiata di qualche anno e di molte crisi, e negli ambienti alto borghesi della novella Doppio sogno di Arthur Schnitzle. William, Tom Cruise, e Alice, Nicole Kidman hanno gli occhi bendati, come già Frifolin e Alberatine in un’altra epoca e in un altro luogo. Davvero una splendida coppia William e Alice. Entrambi belli, bellissimi, con una splendida figlia, altrettanto bella. Tanti soldi, successo, potere. Ma a volte basta un nulla, forse ancor meno di un nulla. Bastano i pensieri, neppure le azioni. Con i sogni sessuali dei due celati all’interno di ognuno di loro, mai neppure una parola. Finché un ballo in casa di un ricco conoscente, interpretato da Sydney Pollack, proprio alla vigilia di Natale, non riesce ad aprire i due ad un mondo nuovo, come se un vaso fosse stato riempito troppo e tutto traboccasse all’improvviso. E in realtà non succede nulla di particolare. Lei ha appena bevuto un po’ troppo e alcune difese vengono lasciate cadere e così accetta la corte anche esagerata di un elegantone di origine ungherese, mentre lui altrettanto annoiato si lascia coccolare da due donne splendide e misteriose. Nulla di concreto in realtà, ma quanto basta per far andare in crisi i due, soprattutto William. Anche perché Alice tornati a casa racconta, confessa, al marito il suo desiderio di fare l’amore con marinaio durante le appena trascorse vacanze, appena un desiderio, anche qui nulla di concreto. È in qualche modo il tentativo di entrambi di uscire dai loro sogni erotici, la voglia sempre soppressa di renderli reali. Lui vive infatti un sogno sessuale continuamente interrotto, lei sogna di avere una vita sessuale anche con altri uomini. Il sogno che si confonde con la realtà. Da qui il viaggio di William la notte seguente, quasi un viaggio iniziatico con tutte le sue stazioni. La visita a un paziente morto, la cui figlia gli dichiara anche di amarlo, l’incontro strano, confuso con una prostituta gentile e la malattia che aleggia di altre prostitute, la partecipazione ad un’orgia mascherata in una villa misteriosa, davvero questa parte del film strana, particolare. Accelerata, come quasi fosse appena l’ennesimo sogno di William. Con tutta la sua solitudine. Ma alla fine le notti si concludono. I sogni di nuovo cedono il passo alla realtà. La giovane e bella coppia si riunisce. Quello che non cambia è la lieve disperazione di fondo. Ma questo era Kubrick.
Pubblicato il: novembre 23, 2008
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