Prima viene presentato,con tratti piuttosto decisi, Bobby Grusinsky (Joaquin Phoenix),gestore di un locale di discutibile
fama,sede di traffici di droga,condotti con la regia della malavita russa..
Efficacissime,però,sono le immagini precedenti,accompagnate dalle note di quel morbido jazz urbano,molto capace di inserire lo spettatore in un contesto di così chiara matrice poliziesca,ammiccante al cinema noir del fertile ventennio '40 / '50.
In seguito,è Joseph Grusinsky,(Mark Wahlberg),integerrimo e misurato poliziotto,rigidamente osservante della disciplina che ha il suo fondamento nella Legge e Ordine.
Il contrasto fra i due protagonisti grida fin dall'inizio.
E stride,acuta,l'appartenenza dei due, ad una stessa famiglia,qui rappresentata solo dal padre (Robert Duvall),controllato e rispettato poliziotto della squadra di New York.
Nelle immagini in apertura,il confronto fra i due fratelli appare estremo come due poli opposti di una realtà incarnata da uno stesso padre.
Persino nelle più elementari delle espressioni visive,i due protagonisti propongono,oltre alla scelta di vita, vie e figure della loro immagine,lontane l'una dall'altra.
Strafottente,disordinato e provocatorio,Bobby,che inciampa e scoordina con il morigerato,trattenuto e pettinato Joseph.
No;i due fratelli non vanno per niente d'amore e d'accordo e la scena del loro incontro alla stazione di polizia,dopo la retata iniziale nel locale,è essenziale e ben formulata nel riassumere i rapporti fra i due.
Il primo cambio di direzione della pellicola,avviene quando Joseph viene fatto segno di un attentato e il film cerca un equilibrio che innesca una trama scolpita in una realtà urbana cruda e disinibita.
Le immagini che raccontano il dolore di Bobby in ospedale,davanti al fratello grave e quelle che seguono,offrono una ridistribuzione dei pesi nel gioco dei protagonisti e li ricollocano,rivisitando il disegno d'insieme della vicenda,mutandone la prospettiva degli eventi.
Ma la tragedia matura,quando Bob assiste all'assassinio del padre e ritrova il calore della propria anima,unendosi a suo fratello per trovare il responsabile.
E' una storia di cronaca poliziesca metropolitana,che si innerpica,a partire da un incipit dai tratti noti,su su,per successivi versanti dai gradienti più impegnativi ed apprezzabili.
Un film che si muove veloce e bene,senza regalare particolari novità,ma confezionato con buona regia e un ritmo che non consente indifferenza e distrazione,se non scivolare nella caduta di tensione di una banale conclusione di sapore western.
I due fratelli e le loro vicende,viste nella sfera famigliare,fanno la storia del film,innestata nel tronco di una realtà corrotta dalla delinquenza,che è linfa esecrabile di una società divisa fra buoni e cattivi,dove,però,c'è sempre tempo per il ravvedimento.
Joaquin Phoenix è equivoco e controverso quanto basta a restare fedele al personaggio cui dà vita,rendendo,però credibile il suo riscatto.
Wahlberg,("Planet of the Apes","Shooter,"E venne il giorno"),non vola come in "The Departed",ma è concentrato e si accontenta di fare il proprio dovere restando fra le righe.
Eva Mendes,("Ghost Rider","Hitch","C'era una volta in Mexico","Training Day"),è generosa nei toni forti di una volgarità dai connotati da focolare domestico.
E,naturalmente,Robert Duvall,non appare fare sforzo a regalare una performance che non stupisce chi conosce il suo cinema.
James Gray,("Little Odessa",1994),riunisce ancora Phoenix e Wahlberg,dopo "The Yards",2000.