Jason Bourne ricorda tutto e non perdona nessuno, questo è il leit motive dell'ultimo episodio della trilogia dell'agente
più smemorato della storia: "The Bourne Ultimatum", per la regia di Paul Greengrass (Orso d'Oro a Berlino nel 2002 con "Bloody Sunday"; regista di "The Bourne Supremacy" nel 2004 e "United 93" nel 2006). Un thriller adrenalinico, impulsivo e frenetico, pieno di suspense e colpi di scena, in cui Jason Bourne, agente della C.I.A. addestrato al ruolo di 'killer'
professionista, cerca di arrivare all'ultimo atto della sua vita-carriera. Una resa dei conti definitiva con i suoi creatori, venuta dopo aver scoperto la sua vera identità (The Bourne Identity, regia di Doug Liman, 2002) e essersi vendicato per il dolore e le sofferenze subite dopo la morte della sua compagna Marie (The Bourne supremacy), con l'obbiettivo di trovare quella pace dello spirito che solo il confronto col proprio passato può regalare.
Tornare lì dove tre anni prima aveva cancellato la sua identità, lì dove si sottopose a un training brutale, in cui perse ogni ricordo della sua persona e dei suoi affetti, lasciandosi plasmare da un'istituzione segreta, la Tradestone. Uomini un tempo a lui vicini che non riesce più a identificare e che oggi continuano nel progetto agghiacciante di costruire super-killer, con la stessa organizzazione e un nuovo programma occulto: il Blackbriar, a disposizione del Dipartimento della Difesa di Stato. Bourne vuole fare giustizia svelando i segreti dell'organizzazione, per tutti e soprattutto per se stesso, divenendo per la C.I.A. una minaccia costante da eliminare a ogni costo.
La sua origine diviene meta finale: eliminare degli assassini a loro volta unico suo legame col passato e la verità. Jason Bourne non ha più nulla da perdere, la sua fuga tra Europa, Africa e USA deve terminare e con essa deve ritrovare la sua vita perduta anni prima, impiegando tutti i mezzi utili, senza lasciare tregua ai suoi 'creatori' inseguitori.
Nel cast i soliti visi noti dei precedenti episodi, con Matt Demon nei panni di Jason Bourne, Nicky Parsone in quelli di Julia Stiles, Joan Allen per il detective degli Affari Interni Pamela Landy, più le new
entry: David Strathairn nel ruolo del capo del progetto Blackbriar Noah Vosen, Scott Glenn in quello del Direttore della C.I.A. Ezra Kramer, Paddy Considine in quello del giornalista Simon Ross.
Anche per questo terzo episodio Greengrass ripropone uno stile vincente, esaltato dalla telecamera a mano, gli inseguimenti mozza-fiato, un montaggio frenetico (C. Rouse) e al limite della perfezione, fotografia (Oliver Wood) tesa e raffinata, più un esercito di stuntmen alle sue dipendenze. Uno film di spionaggio rinnovato nel modulo, intelligente, emozionante al punto giusto, centrato su Bourne e il suo lato più umano, attorno a cui far convergere altre storie e altri profili psicologici.
Una trama semplice che si autogenera in continui ribaltamenti e ritorni (la sceneggiatura è di Tony Gilroy, mentre la serie di Bourne è tratta dai romanzi di Robert Ludlum), in un ambiente contemporaneo e familiare (Torino, Londra, Berlino, Madrid, Tangeri, New York) in cui ognuno di noi ritrova ricordi, un po' come cerca di fare Jason Bourne.
Greengrass in questo suo film riesce a fondere perfettamente intrattenimento di alta qualità e sperimentalismo tecnologico, con l'ausilio di decine di punti di vista sulla scena e macchine costruite apposta per gli inseguimenti e i relativi incidenti. Ipercinesia narrativa attraversata da un notevole virtuosismo registico, decisamente un esempio di Cinema che riscrive un genere e mette a disposizione di altre regie un bagaglio di tecniche e moduli espressivi notevole.