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East is east

di : mauro_meo     


L’incontro tra due culture, il mondo inglese e quello pakistano. Un incontro raccontato con il sorriso sulle labbra e un’attenzione
particolare a quanto sia difficile l’integrazione. È una delle caratteristiche più belle della nuova cinematografia inglese, ormai da anni in realtà, di riuscire a raccontare anche gli aspetti più difficili, più complessi, della realtà quotidiana sempre con un modo lieve e al tempo stesso con particolare attenzione. Questo è un film che parla di molteplici temi difficili, l’immigrazione, l’integrazione, i rapporti tra padre e figli, tra marito e moglie, ma sempre con il sorriso sulle labbra. E questo non vuol dire abbassare il livello del racconto, ma semplicemente raccontarci le cose senza gridare, senza voler sorprendere a tutti i costi. Semplicemente con la voglia di raccontare.
Non è in realtà questo un film semplice, anzi. Davvero tanti sono i temi raccontati, soprattutto conflitti. Ad iniziare da quello più evidente, quello del padre, Gorge Khan, troppo semplice il nomignolo di Gengis affibbiatogli dai figli per i suoi modi bruschi e dittatoriali, tra la sua cultura, il suo mondo, le sue tradizioni e il paese in cui vive. Lui immigrato pakistano vecchio stampo, vero indiscusso, almeno nelle sue idee, capofamiglia immerso nel mondo inglese. Tanto da avere un negozio di fish and chips, tanto da aver sposato Ella, simpatica e forte donna inglese. Un’integrazione non facile nella più profonda provincia inglese e per un mondo, quello britannico, già abituato, per la sua storia, per la sua vocazione di potenza mondiale, ad avere a che fare con molteplici popoli, con molteplici razze, certo sempre più con il tono del padrone che non quello del confronto paritetico.
Un racconto ambientato negli anni ’70 ma che in qualche modo potrebbe essere valido per il nostro paese adesso, dove ogni giorno che passa l’integrazione diventa più difficile, ma anche più necessaria. Ma non è questo l’unico conflitto raccontato. Si parla anche del rapporto tra padri e figli in quelli che erano di certo anni particolari, i primi anni ’70 quando i ragazzi cominciavano a ribellarsi alle autorità precostituite, a cominciare naturalmente da quella della famiglia. E poi il confronto tra marito e moglie. E poi, quello appena accennato e particolare, forse non del tutto capibile da noi, del confronto, del rapporto non sempre facile, tra pakistani ed indiani.
Insomma un film che tratta temi non semplici e lo fa davvero bene. Anche grazie alla bravura del regista Damien O’Donnell e grazie alla sceneggiatura del pakistano Ayub Khan Din sulla base di una propria commedia di grande successo i Inghilterra.
L’aspetto più particolare penso sia proprio la capacità di affrontare con tocco leggero e delicato questi temi difficili, complessi. Senza però mai addolcire le questioni. È il modo particolare di raccontare, di raccontarsi, che ha reso davvero interessante il cinema inglese ormai da alcuni anni.
Un film da vedere, capace di regalare sorrisi e al tempo stesso raccontare temi complessi. Unica piccola pecca forse la conclusione che sembra un po’ scontata. Ma è appena davvero una piccolissima colpa.
Pubblicato il: ottobre 04, 2008
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