Douglas Sirk, regista danese nato in Germania e passato per l’Ufa, l’Universum Film Aktiengesellschaft per poi approdare
alla mecca di Hollywood durante la seconda guerra mondiale, è stato uno dei primi maestri del melodramma, dove lo spettatore è chiamato ad interpretare i propri possibili comportamenti in situazioni particolari. Il bello del melodramma è che riesce a mettere in scena situazioni possibili e normali pur naturalmente nella loro eccezionalità narrativa. E se forse Secondo amore del 1955 non è uno dei suoi film più forti, più risuciti del tutto, costruito com’è quasi completamente su un doppio conflitto di cuore e di società, senza tutti quegli eventi drammatici che Sirk amava di solito infilare nelle sue storie, rimane comunque un bel film e un ottimo esempio del suo modo di fare cinema. Racconta della ricca vedova Jane Wyman che si innamora, quasi come un una favola, del suo giardiniere, Rock Hudson. E anche lui si innamora di lei. Però è evidente come siano molti i problemi che rovineranno il loro amore. Lui, pur colto e uomo dalle buone letture, seguace della vita agreste alla Henry David Thoreau, alla fine rimane e resta sempre solo un giardiniere, oltre ad essere molto più giovane della donna. E questo naturalmente comporta l’ostilità dei due figli della donna e poi di tutta la cittadina, borghese e sonnolenta. C’è il sacrifico, l’amore, la malattia nel film. È d’altra parte un melodramma, anche se poi alla fine l’amore riesce. Senza essere troppo semplice e troppo scontato, ed anzi con una cura particolare per gli aspetti psicologici e per le pressioni sociali, il film di Sirk cerca di smantellare pregiudizi consolidati, illuminando la banalità dei comportamenti e proponendo un rinnovamento con la stessa semplicità e la stessa gentile violenza che spesso si nasconde dietro alle parole delle favole. Sicuramente da guardare.