Lo sviluppo delle
scienze cognitive.
Sin dalle origini
della conoscenza, l’uomo si e’ fatto delle domande sul funzionamento della
mente e della connessione tra percezione e fisiologia. Come vengono
rappresentate nella mente le idee? E’ vero forse che diversi concetti vengono
elaborati in parti diverse della mente umana? La capacita’ di
linguaggio e’
innata o acquisita? Quali sono le connessioni tra linguaggio, percezione e
pensiero? Per molto tempo questi e altri quesiti sono rimasti nel dominio della
filosofia. Lo studio empirico delle scienze cognitive infatti non si e’
affermato come
campo a se’ stante fino al diciannovesimo secolo. Paradossalmente
pero’ la prima fase nello sviluppo di questa
scienza e’ stata contrastata e
divisa tra diverse discipline. Intorno agli inizi del 20esimo secolo, lo studio
della cognizione in termini di psicologia, linguistica, neuroscienza, si
sviluppo’ in ognuna di queste distinte
aree di investigazione separatamente. Ne segui’ un generale vuoto nelle scienze
cognitive, nel periodo in cui il comportamentismo inizio’ a dominare la
psicologia, grosso modo dal 1920 al 1950.
Nonostante tutto,
in questo periodo alcuni eventi e idee interagirono e formarono le fondamenta
su cui si basa la moderna scienza cognitiva. Una di queste fu l’esplosione
delle scienze computazionali, insieme con lo sviluppo della teoria
dell’informazione da parte di Claude Shannon e della cibernetica di Norbert
Wiener e John Von Neumann. Un’altra idea che forni’ un contributo fu il
concetto centrale di Alan Turing: una macchina finita puo’ portare a termine
qualsiasi calcolo possibile se effettua un numero sufficiente di passi. Turing propose anche
quello che oggi e’ conosciuto come il Turing test per giudicare se si puo’ dire
che un computer pensi. Se un intervistatore umano puo’ porre quesiti a suo
piacimento ad un computer e non puo’ poi distinguerlo da un umano sulla base
delle sue risposte, allora il computer ha passato il test di Turing.
Il campo
dell’intelligenza artificiale si e’ sviluppata da queste radici, con scienziati
quali
John McCarthy, Marvin Minsky, Allen Newell, e Herbert Simon
come suoi leaders.
L’importanza
dell’intelligenza artificiale per la scienza
cognitiva risiede non solo
nell’idea che le macchine possano essere concettualmente programmate per
pensare come esseri umani, ma anche nella idea ugualmente ottimista che
descrivendo esplicitamente i processi del pensiero, questi processi possano
essere oggetto di studio empirico. La
psicologia cognitiva e’ emersa come campo
della psicologia negli ultimi anni sessanta. Questa sosteneva che il pensiero
umano puo’ essere modellato come un programma, in linguaggio simbolico, per
essere messo in pratica su un supporto computazionale. Il linguista Noam
Chomsky, applicando questo concetto nel suo campo, dimostro’ che
modelli che avrebbero
potuto essere compatibili con le catene stimolo-risposta del behaviorismo,
potevano non essere in grado di render conto della natura generativa del
linguaggio umano. Psicologi come George Armitage Miller e Ulric Neisser hanno
applicato queste osservazioni anche alle loro descrizioni della cognizione.
Mentre linguisti e psicologi continuarono a progredire per un po’ su linee
separate di analisi, cresceva la sensazione tra molti ricercatori, che nessuna
di queste discipline singolarmente era adeguata per analizzare il problema e
che la comprensione della mente umana richiedeva una combinazione di diverse
metodologie di analisi. La scienza cognitiva ne fu il risultato. Essa e’ ora
internazionalmente riconosciuta come un campo a se’ stante, con societa’ e
centri diffusi in tutto il mondo. Mentre la maggior parte dei ricercatori non
considera la scienza cognitiva come un sostituto delle sue sotto discipline,
l’approccio della scienza cognitiva fondato sulla collaborazione interdisciplinare,
sta portando a fruttose compenetrazioni tra quelle discipline. La scienza
cognitiva ha applicazioni nell’educazione e nello studio dei rapporti di
lavoro. Nell’educazione, ricercatori come Jerome Bruner hanno sottolineato la
costruzione sociale dei modelli cognitivi e hanno proposto metodi per creare
classi piu’ efficaci nella promozione di modalita’ ottimali di concezione del
mondo. Nei rapporti di lavoro, il campo della psicologia ingengeristica,
delinea modelli per identificare modelli mentali tipici che inducono a vizi e
processi stabili. E’ stato scoperto che le persone imparano ad usare un nuovo
strumento piu’ velocemente e con meno errori se questo e’ in linea con il
sentiero causale che loro si aspettano, e scienziati cognitivi come Donald
Norman hanno delineato principi che simulano i modelli cognitivi tipici
utilizzati dalla gente.
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