Uno studio dice che qualche quadratino di
cioccolata al giorno può all''incirca dimezzare il rischio di morte per
attacco cardiaco in alcune persone. Ma gli scienziati fanno anche notare che un quantitativo maggiore può essere dannoso per la salute. I
ricercatori sanno già da una ventina di anni che il cioccolato nero, ricco di sostanze chimiche chiamate flavonoidi, abbassa la pressione sanguigna ed ha altri benefici effetti sul flusso sanguigno. L''ultimo studio effettuato su 139 persone da Diane Becker , una
professoressa della John Hopkins University School of Medicine e della Bloomberg School of Pubbìlic Health e da altri ricercatori, ha identificato gli effetti di una dose normale, quotidiana, di cioccolata.
Alcuni quadratini di cioccolata al giorno possono all''incirca dimezzare il rischio di morte per attacco cardiaco in alcuni uomini e donne riducendo la tendenza delle piastrine a formare coaguli nei piccoli vasi sanguigni. La professoressa Becker ha
detto che "mangiare un po'' di cioccolata o bere una cioccolata calda come parte di una dieta regolare probabilmente è un bene per la salute personale, purché non si ecceda perché un eccesso di burro e zuccheri può essere dannoso". I ricercatori hanno detto che le sostanze chimiche contenuta nei semi di cacao hanno un effetto biochimico simile a quello dell''aspirina nel ridurre la formazione di agglomerati che possono essere fatali se si forma un coagulo che blocca i vasi sanguigni causando un attacco cardiaco. La professoressa Becker ha sottolineato che il suo lavoro non vuole essere una prescrizione a
mangiare grandi quantità di cioccolata, che spesso contiene grandi quantitativi di zuccheri, burro e crema ma un quantitativo pari a due cucchiai al giorno di cioccolata nera - la forma più pura dell''estratto seccato dei semi di cacao tostato. "Dobbiamo essere cauti in quanto una singola pratica dietetica salutare non può bastare da sola, ma deve essere accompagnata dall''esercizio e da altre pratiche di vita che abbiano un impatto salutare sul cuore "ha detto Nuader Faraday, coautore dello studio e professore associato alla Hopkins.
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