Riteniamo che le malattie abbiano origine essenzialmente dall’attivazione di frammenti mnemonici che nel tempo diventano
incompatibili con la memoria.
La struttura di riferimento, la somma di tutte le nostre esperienze, è archiviata nell’emisfero destro del nostro cervello in modo quiescente, tuttavia stimoli interni ed esterni sono in grado di attivarne alcuni pezzi e far rivivere al presente ciò che è accaduto in passato con conseguente modifica dello stato psicofisiologico.
I ricordi non durano molto nella nostra mente (da 1 a 20 sec) in quanto sono di solo lettura, ciò nonostante alcuni soggetti riescono a riviverli e a tenerli attivi per un tempo spropositato, crediamo, quindi, che tale attività causi nel tempo gravi patologie sia cliniche sia psicologiche.
I nostri interventi di ricerca sono mirati all’identificazione di frammenti mnemonici attivi e loro disattivazione. Nel 70% dei casi abbiamo assistito alla remissione della malattia, nel restante 30% non abbiamo ottenuto alcun risultato, infatti non è facile identificare un frammento in attività principalmente perché lavora al di sotto della soglia di consapevolezza.
Di quel 70%, solo una modesta percentuale ha accusato recidive, ma ne abbiamo compreso l'implicazione solo dopo aver praticato le metodiche su problemi di fumo e di peso. Infatti, una ragazza, che ha sperimentato le nostre tecniche, ha smeso di fumare il giorno successivo, ma dopo qualche tempo ha ripreso, a questo punto è apparso chiaro che non avevamo disattivato il frammento mnemonico, ma solo cambiato il percorso d’accesso circa la modalità d’invio. Gli input interni ed esterni erano riusciti a trovare un nuovo percorso e mettere in movimento l'area interessata.
Per quanto concerne il 30% dei casi in cui non siamo riusciti a identificare i frammenti attivi, abbiamo provveduto ad attivare manuale, per così dire, pezzi mnemonici antagonisti, in maniera di annullarli reciprocamente.
Abbiamo incontrato soggetti che riescono a cambiare percorso d’accesso alla memoria in modo spontaneo e risolvere i propri problemi. Un signore non faceva altro che mettere in attività un vecchio ricordo che causava sensazioni negative, lo teneva in mente per oltre 20 secondi, aggiungeva nuovi elementi, in modo renderlo più incompatibile possibile, eliminava le parti aggiunte e il ricordo originale acquistava una nuova posizione di difficile accesso.
Nello stato di veglia, le esperienze della vita quotidiana sono inviate in memoria in modo casuale; nello stato di sogno il cervello provvede a posizionarle in determinati scomparti o cartelle. Il sogno ha anche il compito di salvare le informazione apprese nella giornata antecedente al sonno, ovviamente esperienze o comportamenti ripetitivi non necessitano di essere salvati, quindi, non compaiono nei sogni.