Da sempre la morte ha rappresentato parte del ciclo vitale, contribuendo alla rigenerazione dei cicli biologici; da
sempre la morte ha rappresentato parte della vita sociale, il culto del lutto, i riti funebri e religiosi, il ricordo “spirituale” del defunto; da sempre la morte è stata vista come ultimo sospiro, come fase finale ed inesorabile della vita, come processo necessario a porre fine alle sofferenze terrene. Da secoli tuttavia, questa è stata considerata come il NEMICO dell’uomo, cercando di combatterla, di allontanarla con tutti i mezzi possibili, non solo medici, pensiamo all’imbalsamazione, alla tanatoprassi, necessaria a dare al defunto un aspetto vivente, tentando di allontanare il più possibile gli effetti visivi della morte. Dalle antiche pratiche magiche, alle terapie naturali forse condizioni terapeutiche più palliative che risolutive, si è passato oggi ai farmaci sintetici, a quelli ricombinanti, alle nuove terapie chirurgiche, ai TRAPIANTI , alle nuove frontiere BIOTECNOLOGICHE, pur di ritardare il più possibile l’ultimo sospiro.