Ex Ministro degli Esteri belga ed autorevole esponente dell'Internazionale socialista,Guy Spitaels rappresenta abbastanza
fedelmente la posizione anti-conflitto dell sinistra
europea alla vigilia della guerra in Iraq. La tesi esposta è che non tiene nessuno dei motivi addotti dagli Stati Uniti per l'intervento armato, salvo che l'imposizione di un sistema e di un ordine coerenti con le visioni occidentali. Esclusa qualsiasi interferenza di Israele nella decisione americana già nella prefazione di Jean Francois Kahn come frutto di un antisemitismo volgare e non documentato, liquidato il fiancheggiamento inglese coerente con una lunga prassi di prendere il largo quando appaiono problemi continentali europei e quello olandese ed italiano come omaggio di nuovi vassalli, ignorate le posizioni filoamericane del governo spagnolo di Aznar e di alcuni Stati excomunisti dell'Europa Orientale, l'autore attribuisce l'imminente intervento come frutto dell'unipolarismo americano,inteso come decisore unico dell'ordine mondiale. Spitaels dichiara in apertura che la sua visione non nasce da un conflitto culturale, dal momento che preferisce il multietnismo e la multiculturalità americana alla frivolezza europea, ma la
politica estera degli Stati Uniti è un'altra storia. La situazione attuale è determinata da circostanze obbiettive, che hanno determinato l'assenza di contrappesi all'iperpotenza degli Stati Uniti. In sostanza è scomparsa la garanzia dei checks and balances, che ad esempio aassicura l'equilibrio interno nella democrazia statunitense. I contrappesi potevano essere:
a)la Russia definita per il presente la grande non potenza,
b)la Cina. che sarà il vero antagonista del futuro, ma che non si sente ancora pronta a tale ruolo,
c)il Terzo Mondo, ormai disunito dal numero dei Paesi che si sono aggiunti e dalla diversità delle situazioni di sviluppo,
d)l'Europa che ha rinunziato dalla fine della seconda guerra mondiale ad una sua autonoma politica di difesa e che tende a dissolversi negli Stati Uniti d'Occidente, che ospiteranno sia il Leone America che la volpe europea.
Spitaels concentra la sua attenzione sul ruolo europeo: se l'unilateralismo americano si è manifestato nella divisione dei compiti per i Paesi ex-comunisti, l'economia all'Unione Europea e la difesa alla Nato, si sarebbe dovuto arrestare l'allargamento dell'Unione Europea, preferendo una Federazione con gli Stati ex comunisti dell'Europa Orientale alla loro inclusione in un sistema più largo, ma più fluido. S'inserisce qui un'osservazione molto calzante sulle differenze che permangono fra in nucleo fondatore dell'Unione Europea, tutti Stati dell'Europa occidentale e centrale e gli Stati ex-comunisti dell'Europa Orientale. Al di là degli adempimenti formali d'introduzione del diritto comunitario, questi ultimi nel loro passaggio dalla vecchia economia collettivista al nuovo sistema di mercato, hanno stranamente preferito optare per un modello americano di capitalismo puro e un po' selvaggio anzichè per il modello europeo, temperato dall'esperienza socialdemocratica del Nord Europa e da uno welfare riequilibratore, anche se oggi da ridefinire. La soluzione di Spitaels è il ritorno dell'Europa ad una politica di difesa autonoma, garanzia di un'altrettanto autonoma politica estera, ma la sua aspirazione resta sicuramente bloccata per lungo tempo dal no di Francia ed Olanda al referendum sulla nuova costituzione europea.