Il testo fondante della teoria economica marxista.
Marx spiega come il valore di scambio di ogni merce dipenda dal
tempo socialmente necessario a produrla. Il prezzo, insomma, è parente
stretto del costo di produzione.
Qual è dunque l'origine del profitto? Sta nella particolarità di una merce molto speciale, la
forzalavoro.
La forzalavoro è come tutte le merci acquistata dal capitalista ad un
prezzo che oscilla attorno al suo costo di produzione: il salario di un
lavoratore è dunque vicino al "costo di produzione" di questa merce
umana, l'operaio. Quando il lavoratore è stato "noleggiato" dal
capitalista, ciò che produce non gli appartiene più, ma appartiene al
suo padrone.
La differenza fra il valore di quanto viene prodotto da un
lavoratore e il valore della sua forzalavoro è il plusvalore, cioè la
fonte del profitto. Il profitto è dunque basato sullo sfruttamento
della classe operaia.
A partire da queste idee chiave, Marx analizza lo sviluppo storico
del modo di produzione
capitalistico attraverso le sue varie fasi:
cooperazione semplice, manifattura, grande industria. Il ciclo
capitalistico si basa sulla continua valorizzazione del capitale
(denaro-merce-denaro),
ma questa è a sua volta la base delle contraddizioni che in esso
si sviluppano. La ricerca spasmodica del profitto genera proprio la
caduta tendenziale del saggio di profitto (sempre più macchine e quindi
sempre meno lavoro vivo da sfruttare), le crisi cicliche, la formazione
di un enorme proletariato espropriato quotidianamente dei frutti del
suo lavoro e, al suo fianco, di un esercito di disoccupati.
Un libro straordinario, scritto con maestria e sarcasmo, estremamente
erudito nelle citazioni e nei dati economici forniti, come negli studi
storici e politici su cui si basa, che mantiene dopo così tanto tempo
tutta la sua attualità e che ha letteralmente cambiato la storia, dando
una base scientifica alla lotta per un mondo in cui gli uomini non
siano più venduti e comprati come bestie da soma.