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Elvis, IL MANCATO INGEGNERE
Il meglio che si può augurare a Manuela Fortes Rodriguez è che muoia. Potrebbe sembrare una frase
cinica, una cattiveria gratuita: ma cosa si può augurare ad una donna che, ricoverata ormai da oltre una settimana in condizioni gravissime all’Ospedale Cardarelli di Napoli, “rischia” – se tutto va bene – di restare per sempre irrimediabilmente menomata e bisognosa dell’aiuto altrui anche per sopravvivere soltanto?
Ma poi, l’aiuto di chi? Dello Stato? Quello stesso Stato che non la ha aiutata in recenti tempi passati e che, permettendo di toglierle la corrente, le ha fatto morire, tra le braccia, il figlioletto Elvis? Aveva sei anni, Elvis, ed era uno dei tanti capoverdiani che aveva presto imparato a parlare, leggere e scrivere in italiano: sognava di fare l’ingegnere, da grande … quel da grande che per lui non verrà mai.
Non è facile la vita in Italia, lo sappiamo; ma ancora meno lo è per chi, venuto qui a migliorare la propria condizione ed a sperare in un futuro migliore, è costretto a vivere in piccoli tuguri, stanze uniche senza finestre ricavate nei cortili all’interno dei vecchi palazzi e fittate a prezzi esagerati agli extracomunitari (perché immigrazione vuol dire anche questo), non importa se regolari o non.
Ed è ancora più difficile, la vita, quando le quotidiane difficoltà economiche non ti consentono di pagare in tempo la bolletta della luce e, da un giorno all’altro, devi adattarti a vivere anche senza corrente: accendendo magari, per riscaldare te e tuo figlio, un braciere che può, subdolamente, portarti alla morte.
Ed allora ti coglie ancor più uno schifo per tutti i milioni di euro che ci vengono continuamente truffati per buttarli in interessi privati di questo o di quel politico, per le vuote frasi di assistenzialismo ai meno abbienti pronunciate dall’onorevole di turno, per l’ ipocrisia di chi se ne frega pensando che non verrà mai il suo turno.
Oggi che è tutto comandato da computer è ancora più facile evitare il distacco della corrente, limitandone magari il consumo e senza che un tecnico debba andare fisicamente a mettere uno “shunt” : perché le utenze acqua, elettricità e gas non sono dei beni di lusso, ma beni indispensabili che un vero Paese civile può e deve garantire a tutti, insieme a condizioni minime di vita.
E se questo non vuol dire vera civiltà, allora è venuto il momento di rivedere questo nostro strano capitalismo.
Pubblicato il:
ottobre 25, 2009
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