Scrive Franco Venturini su Il Corriere della Sera del 15 aprile 2009, “Obama e la mano troppo tesa”: “Barack Obama l’aveva
detto: la mia sarà la politica della mano tesa. Bene, perché l’approccio
ideologico e non dialogante di George Bush aveva creato più problemi di quanti ne avesse risolti.
Venturini, in particolare, pone l’accento su tre questioni “sensibili”: Corea del Nord, Afghanistan, Iran.
Non vogliamo entrare nel merito delle questioni sopra citate ma, come sempre, tentare una riflessione d’insieme sulla “giusta” provocazione di Venturini. Come si può fare in modo che la politica della mano tesa di Obama non risulti una fragile utopia ma venga considerata invece un concreto ideale da realizzare storicamente ?
La nostra risposta è nel dichiarare e nel costruire insieme un
multilateralismo necessario (realistico, partecipato, progettuale). Ieri scrivevamo della urgenza di un progetto di civiltà, da organizzare insieme; ecco, il multilateralismo può essere lo strumento principe per definire tale progetto.