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Tecnica del colpo di Stato

di : marzio19yahooit     

Autore : Curzio Malaparte
Curzio Malaparte appartiene alla cultura italiana come il giornalista italiano più importante del primo Novecento - se non
forse dell'intero secolo trascorso. All'attività di reporter egli ha affiancato l'attività di scrittore e di saggista. Questo libro, la Tecnica del colpo di Stato, edito all'inizio degli anni Trenta in Francia, è giustamente noto a livello internazionale ed è un libro dalla controversa fortuna. La prefazione dell'autore all'edizione italiana, che da noi è apparsa solo dopo la fine del fascismo, spiega le oscure vicissitudini che ne impedirono la pubblicazione nel nostro paese. Come chiarisce Malaparte, il libro piacque a Mussolini, che lo apprezzò ma - secondo una tendenza tipica del suo "controverso carattere" - ne vietò la pubblicazione in Italia, se non limitando l'apparizione su rivista di un capitolo del libro, quello a proposito di Trotzki.
Malaparte si dimostrava profeta, teorizzando che la situazione geopolitica del tempo non avrebbe consentito ad Hitler di prendere il potere con la forza, se non ricorrendo a un compromesso di tipo parlamentaristico.
Il libro analizza le tecniche adottate con successo dai movimenti golpisti e insurrezionali; l'insurrezione di successo, di cui l'esempio principe è - e resta, come caso paradigmatico - l'insurrezione condotta da Trotzki in seno all'Ottobre rosso. Ma il libro non vuole essere una "guida" per il reazionario (o il gruppo reazionario) che voglia apprendere e mettere in atto un colpo di stato; il libro mira a comprendere quali meccanismi rendano possibile la realizzazione - e quali meccanismi neutralizzino - la presa di potere mediante un'insurrezione. Da quest'indagine - chiarisce Malaparte - possono (e vorranno) trarre utilità soprattutto i governi che intendono difendere la propria stabilità, nonchè la libertà di un paese contro forze disgregatrici.
Trotzki credeva che con l'attuazione della sua tattica avrebbe fornito ai movimenti operai rivoluzionari degli altri paesi l'esempio per arrivare analogamente al potere; Malaparte afferma invece che col suo esempio Trotzki ha invece insegnato alle democrazie borghesi a difendersi da simili movimenti.
Un uomo come Kerenski, considerato capace e intelligente, ha fallito dove invece Bauer, mediocre e di scarse capacità, è risultato vincente. Il caso di Pilsudzki in Polonia mostra come la presa del potere non possa aver luogo, se ci si fa scrupolo di non violare la legalità; ma soprattutto, il caso polacco insegna - sottolinea Malaparte, che trovandosi al momento sul luogo che era teatro di grandi eventi ne comprese le complesse dinamiche - che la stessa libertà e l'ordine minacciato di un paese non si possano difendere se non infrangendo la stessa legalità.
Come nota l'autore, a Trotzki si può soltanto opporre Trotzki, così come a Hitler si può soltanto opporre Hitler.
L'intelligenza di Stalin si rese nota nel modo che il georgiano usò per difendersi dalla seconda insurrezione, "invisibile", che Trotzki gli volse contro.
Dal Malaparte giornalista e testimone privilegiato di eventi grandiosi e decisivi della nostra storia contemporanea apprendiamo quanto non si trova spiegato altrove. Veniamo così a sapere delle dinamiche che oppongono prima Trotzki a Stalin, e poi Kamenev e Zinoviev allo Stalin che consolida il potere sovietico. Veniamo inoltre a comprendere la limitata concordia del pensiero dell'ebreo Trotzki col russo Lenin. Veniamo infine a comprendere le origini del sospetto che Stalin avrebbe maturato nei confronti degli ebrei, che avevano nello stesso Trotzki, e poi negli altri due "idoli" e parimenti "scissionisti" del partito, Kamenev e Zinoviev, i propri punti di riferimento.
Questo libro di Malaparte, che riscosse critiche entusiastiche o asprissime, resta una chiave di lettura importante per comprendere una tappa decisiva per la storia novecentesca, ossia la tappa in cui l'incipienza del totalitarismo è vista come una necessità, una fase di "auto-coscienza" nuova dei governi che in un ordinamento liberale non vedono più riflettersi le premesse della libertà. Un libro che parla di storia, di storia politica, e pure (e sottolineiamo la distinzione di questo secondo termine dal precedente) di storia della politica.
Marzio Valdambrini
Pubblicato il: settembre 28, 2009
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